Un monumento all’innovazione


Santiago è una capitale moderna ed efficiente e potrebbe deludere le aspettative di un italiano in viaggio in Sudamerica che , compiaciuto anche dal secco clima mediterraneo delle valli centrali cilene, corre il rischio di dimenticare di essere a più di diecimila chilometri da casa. La classica visita della città prevede una passeggiata nel centro, che ha conservato la tipica trama stradale coloniale spagnola a scacchiera, ma non molti edifici storici a causa dei numerosi terremoti che lo hanno colpito in passato.

Un futuro architetto però non può non aggiungere al tour un’architettura firmata da un recente premio Pritzker, Alejandro Aravena, il primo cileno ad aver guadagnato il prestigioso riconoscimento nel 2016,  anche grazie all’impegno profuso nell’edilizia sociale che ha portato alla progettazione dell’innovativo incremental housing che permette la realizzazione di numerose abitazioni a basso costo, senza trascurarne la qualità architettonica, e permettere il completamento del fabbricato da parte degli abitanti stessi secondo i propri tempi e risorse. L’opera in questione, seppure dalle caratteristiche molto differenti è un’altra tra quelle che hanno portato Aravena alla fama internazionale: il Centro de Inovación Anacleto Angelini della Pontificia Universidad Catolica de Chile. Si tratta infatti di un edificio quasi monumentale dedicato allo sviluppo di idee innovative dalla collaborazione tra università e imprese. Situato all’interno del campus universitario si trova nei poco densi sobborghi di Santiago cresciuti a dismisura negli ultimi tre decenni e vi si giunge comodamente dal centro città con la linea 5 della metropolitana che verso la periferia esce dal sottosuolo e corre lungo un viadotto permettendo di scorgere l’edificio già in lontananza con il piacevole sfondo della cordigliera delle Ande.

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Scendendo le scale dalla fermata “San Joaquín” si ha di fronte il grande volume architettonico composto da grandi blocchi di cemento armato a vista, variamente sovrapposti fino a creare lunghi sbalzi, alternati a rare, ma altrettanto ampie, bucature arretrate in modo da proteggere l’interno dal surriscaldamento e allo stesso tempo permettere la presenza di ampie terrazze. La natura massiccia dell’edificio colpisce l’osservatore, abituato ad associare all’architettura contemporanea grandi superfici vetrate, paradigma molto presente anche a Santiago nonostante il torrido clima estivo. L’attenzione alla sostenibilità ambientale e al contesto climatico sono infatti tra le ragioni della scelta materica dello studio Elemental e hanno allo stesso tempo permesso una soluzione originale anche a livello stilistico evitando la banale omologazione di cui soffrono molti recenti torri ed edifici in tutto il mondo, come se fosse impossibile realizzare un’architettura contemporanea senza ricoprirla di vetro. Al contrario Aravena dimostra che non è affatto così.

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L’opacità esterna del Centro de Inovación è bilanciata dalla trasparenza degli ambienti interni che si affacciano sul grande cavedio centrale a tutta altezza (ben 11 piani), capovolgendo la tipica struttura delle torri di uffici con il nucleo dedicato ai servizi e i grandi open space addossati sulle facciate. Utilizzando uno dei quattro ascensori a vista si può osservare la struttura degli spazi di lavoro tra loro da pareti vetrate. La varia dimensione degli ambienti permette lo svolgimento di attività differenti sia in gruppo che individuali, mentre la trasparenza favorisce la comunicazione e lo spirito creativo. Infatti il centro è nato su finanziamento dell’importante gruppo impresariale Angelini (uno dei maggiori in Sudamerica fondato dall’imprenditore ferrarese naturalizzato cileno Anacleto Angelini alla cui memoria è dedicato questo edificio) per dare un luogo fisico alla necessaria interazione fra università e aziende al fine di coniugare l’innovazione della ricerca accademica con i bisogni del mercato. La pianta centrale sembra essere il simbolo formale, o ancora meglio, il mezzo per il superamento della gerarchia esistente negli scambi di conoscenza per stimolare e produrre una vera innovazione. La comunicazione è favorita anche nella sua versione più informale grazie alle varie sedute nell’atrio centrale e ai continui collegamenti visivi fra uno spazio e l’altro che permettono all’osservatore di immergersi nel turbinio di idee in formazione.IMG_20171023_154448.jpg

Nonostante la fluidità degli spazi, questi rimangono definiti da geometrie molto precise, quasi rigide, che insieme alla scelta dei materiali e ai grandi volumi, generatori di affascinanti chiaroscuri, danno un senso di monumentalità dalla memoria classica a quest’architettura, che è stata progettata per avere un’immagine unitaria forte e diventare un simbolo della comunicazione finalizzata all’innovazione scientifica e culturale. Queste caratteristiche l’hanno ben presto resa un nuovo landmark della sempre più prospera capitale cilena.

In conclusione risulta interessante la sintesi di forma e funzionalità, curate in questo caso nei minimi dettagli come afferma lo stesso Aravena in un’intervista a Dezeen, spiegando la differenza fra la progettazione delle sue numerose residenze incrementali soggette a un apparente minor controllo dell’estetica finale, dovuto anche alle contingenze e ai caratteri di queste opere (tra cui la moltitudine e la fattibilità), e quella di un singolo edificio monumentale come questo nel quale il controllo totale è necessario e soprattutto possibile. Questa differenza di tratta

mento tipologico ricorda la ricerca di Aldo Rossi nell’”Architettura della città” che individua le due componenti principali (elementi primari e residenze) del mosaico urbano e denotano una progettazione architettonica apprezzabile perché attenta al contesto e all’equilibrio fra progettazione e realtà.

Francesco Selmi

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