I LUOGHI DELLA CULTURA. RENZO PIANO COLPISCE ANCORA.


A Santander in Spagna soffiano nuovi venti sulla baia: a giugno l’inaugurazione del Centro Botìn progettato da Renzo Piano Building Workshop.

Il Grande Gatsby non sarà strettamente legato all’argomento di cui si parlerà nell’articolo, però penso sia necessario citarlo, anche solo per cominciare, anche solo per imparare. Infatti le parole di Francis Scott Fitzgerald che concludono il libro (nella traduzione di Fernanda Pivano) credo meritino di essere ricordate: “Così continuiamo a remare, barche contro corrente, risospinti sen­za posa nel passato”. Quest’immagine ci rappresenta. Remiamo perchè non possiamo fare altrimenti, non possiamo che avanzare verso il futuro, però il passato è una costante tentazione, quella stessa nostalgia che fa voltare verso la terraferma chi è appena salpato. E in tutto questo come si pone l’architettura? Credo che l’eterna ricerca di chi svolge questo mestiere trovi fondamento in ciò che è già stato realizzato, ma con la consapevolezza che quegli antichi a cui oggi ci si ispira, all’epoca sono stati innovatori e portatori incoscienti di energie propulsive.

Renzo Piano potrebbe appunto essere collocato in questo ambito di continua esplorazione verso il futuro, in particolare per il suo approccio progettuale sperimentale e interdisciplinare, che va dal te­atro alla pittura, dal cinema alla lette­ratura e alla musica. Questi modelli artistici infatti non dovrebbero essere intimidenti o trascurati, bensì proronpenti nella vita delle persone; sono dimensioni dell’umanesimo e in quanto tali necessitano di luoghi dove poter essere espressi e poter sconfinare. ” La cultura ha bisogno di spazi per la cultura”, con queste parole Renzo Piano apre il discorso al Quirinale nel terzo incontro con gli studenti italiani sul tema L’Europa della cultura e coerentemente con quanto affermato offrirà a giugno 2017 un’ulteriore interpretazione di questo aspetto con l’inaugurazione del nuovo Cento Botìn delle arti e della cultura a Santander. L’opera è finanziata dalla Fondazione Botín e riavvicina la parte storica della città al mare. Per il primo intervento in Spagna, infatti, lo studio RPBW ha ideato una struttura sospesa su pilotis composta da due volumi arrotondati connessi da una serie di leggere passerelle di acciaio e vetro, che danno vita a una nuova piazza pubblica in quota protesa sull’acqua. Per una superficie compessiva pari a 8.739 mq, il complesso ospiterà nell’ala Est un auditorium da 300 posti e un centro educativo, a Ovest le gallerie espositive disposte su due livelli illuminate dall’alto grazie a una copertura multistrato di vetro, alluminio e tela bianca. Inoltre è caratterizzato da un rivestimento in ceramica composto da 280.000 piccole formelle leggermente bombate color madreperla che creano una pelle di scaglie iridescenti.

E se una volta inaugurato non ci dovesse andare nessuno? La domanda è silenziosa ed è quasi disdicevole porgerla, ma è lecito pensarla. Non si può scartare un’architettura così come metteremmo da parte un libro che ci annoia, l’architettura resta, è una pericolosa imposizione. Per riprendere le parole di Ricci, diventa quindi importante “comprendere e capire l’oggetto non come si vorrebbe che fosse, non come lo si pensa astrattamente, non come lo si desidererebbe ma come è e in quanto è” . E quest’opera è un luogo dove la gente dovrà stare assieme, dove scienza, arte e persone si fonderanno. La forma diventa una “conseguenza del potenziale di vitalità insito dentro l’oggetto” ( Leonardo Ricci). Se poi volessimo continuare con almeno un’altra domanda insidiosa, potremmo chiederci: e se i visitatori che vi entreranno si sentiranno scomodi lì? In fondo è un pò come quando si sceglie un nuovo abito, la decisione è soggettiva: possiamo valutarlo per come ci si presenta, le caratteristiche, i colori oppure possiamo valutarlo per come ci sentiamo dopo averlo indossato, stretti, comodi, soddisfatti, ma non necessariamente il secondo aspetto vince sul primo, dipende dall’uso che vorremmo farne. Le idee sono importanti ma le esigenze forse lo sono ancora di più.

A tal proposito l’architetto genovese non trascura l’inserimento dell’edificio nel contesto. Infatti, in seguito anche all’ingente investimento effettuato, il paragone con Bilbao è inevitabile. A differenza del Guggenheim però, il Centro Botín non è un’astronave isolata, ma affaccia sulla baia di Santander allacciandosi all’oasi verde dei Giardini Pereda e ristabilendo un accesso pedonale al mare. La forte vocazione di apertura alla città della nuova struttura è sostenuta anche dalla presenza di un anfiteatro all’aperto collocato sul lato ovest dell’edificio. Inoltre a poca distanza dal museo si trova l’edificio neoclassico della Banca di Spagna in disuso da una decina d’anni dove vi sarà trasferito l’Archivio La Fuente. Si creerà così un polo culturale a cui andrà anche ad aggiungersi l’ampliamento del Museo di Preistoria e Archeologia di Cantabria, aperto nel 2013 con i reperti delle vicine grotte neolitiche.

Con l’abilità di integrare la natura e il tessuto urbano circostante in un progetto che prevede una singola architettura, si riduce quindi l’ambiguità che a volte scaturisce tra spazi interni ed esterni per favorire invece l’urbanità di una città e coinvolgere i suoi protagonisti: noi.

di Michela-Alessandra Madiotto

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