Fare i conti col passato


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Il cielo della Baviera è spesso estremamente limpido, di un blu davvero intenso, e qui a Monaco ne vanno decisamente fieri. Forse è anche questo uno dei motivi del netto contrasto che mette in evidenza il grande cubo bianco piombato due anni fa nel quartiere museale della città di Monaco.

Si tratta del NS-Dokumentationszentrum, ovvero il recentissimo museo per la memoria del Nazionalsocialismo. Figura geometrica perfetta, il cui lato esterno misura 22.5 metri, “atterra”, quasi come un’astronave aliena, in un’area di estremo valore simbolico. Infatti qui sorgeva fino al 1945 il quartier generale del partito di Hitler, la Braunes Haus (casa marrone n.d.a.), edificio neoclassico, in precedenza usato come residenza. L’intera zona circostante, nei pressi della Königsplatz di Leo Von Klenze, era dedicata a manifestazioni, uffici e sedi rappresentative della dittatura, dato che la capitale bavarese era stata insignita del titolo di “capitale del movimento” in quanto città natale del partito nazionalsocialista. In seguito alle devastazioni della guerra, gli edifici rimasti in piedi saranno o riutilizzati con scopi molto diversi (ad esempio uno di essi è sede del conservatorio) o, in caso di eccessivo simbolismo, semidistrutti dall’esercito americano ma mantenuti in rovina come monito per le generazioni future. La Braunes Haus, invece, viene completamente rasa al suolo, facendo cadere nell’oblio questa architettura. Il lotto rimarrà vuoto per lunghissimo tempo.

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Solo pochi anni fa si decide di costruire un centro di documentazione su questa difficile parte di storia tedesca. Durante gli scavi si compiono ricerche relative alle fondazioni dell’edificio precedente, che in seguito saranno eliminate; non si cercherà alcun contatto architettonico con la preesistenza. Il progetto, redatto dallo studio berlinese Georg Scheel Wetzel, si distanzia chiaramente da ciò che ha intorno, quasi non considerando la presenza di un contesto. Il luminoso bianco del cemento faccia a vista (dato dall’aggiunta di sabbia chiara e pigmenti) è interrotto unicamente da regolari aperture che privilegiano la direzione verticale, garantendo una rigida scansione geometrica delle facciate. All’interno, attorno al nucleo centrale dei servizi, si snoda il percorso museale che ripercorre cronologicamente la nascita e lo sviluppo del nazismo. Ciò avviene attraverso spazi di diversa ampiezza e altezza, ma che si scandiscono con forte rigore, 10958411_512811762192060_1949447595_n.jpglasciando solo talvolta sguardi più ampi a parti di percorso differenti e poste a piani diversi. La grande sobrietà dell’edificio rende il tema del museo l’unico protagonista dell’attenzione del visitatore e lo avvolge completamente durante la sua passeggiata. Il bianco diventa sfondo di una storia diversa da quelle terribili nei campi di concentramento, ma forse ancora più inquietante: come, in uno stato democratico e sviluppato, sia potuto giungere al potere un governo talmente disumano.

All’uscita, un po’ storditi, si torna nella realtà urbana, tra i suoi colori e rumori. Questo notevole contrasto è certamente voluto, sebbene il linguaggio architettonico dell’edificio sia in linea con quello della Germania contemporanea. Tutto questo denota un doveroso distanziamento dagli orrori della dittatura e allo stesso tempo un ancor difficile rapporto del popolo tedesco con questa triste pagina di storia. C’è stato infatti bisogno di più di mezzo secolo per fare i conti col passato.

Francesco Selmi

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