Reimagining Bolognina


Il 7 marzo, l’Urban centre di Sala Borsa a Bologna ha ospitato una conferenza e l’esposizione dei progetti realizzati dagli studenti di architettura del METU (Middle East Technical University) di Ankara, in occasione del concorso indetto per il corso di composizione VI. I progetti, frutto di un percorso di lezioni e analisi in loco, miravano alla riqualificazione dell’area della Bolognina, una zona strategica per la sua vicinanza alla stazione, al centro storico e alla nuova sede del comune di Bologna.

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Volantino dell’evento

Gli studenti avevano a disposizione un lotto adiacente alla linea ferroviaria, lungo via Matteotti, che col suo ponte connette la Bolognina al centro città. Il programma riguardava lo sviluppo di un centro culturale che ospitasse anche una nuova sede del dipartimento di architettura e, nonostante il tema fosse comune, gli esiti progettuali sono stati molto differenti: tutti hanno cercato di usare il progetto come punto di sutura per ricucire la città antica, l’espansione moderna e la dimensione di passaggio dello snodo ferroviario. Molti sono ricorsi agli approcci formali aggressivi scultorei tipici dell’architettura contemporanea, dimostrando che oggi l’architettura comprende innumerevoli stili, ma parla ormai un linguaggio internazionale e globalizzato.

Abbiamo avuto la possibilità di intervistare la professoressa Aysen Savas, insegnante di composizione VI al METU e responsabile del progetto. “La scelta della città di Bologna -per l’elaborazione del progetto- è dovuta alla possibilità di far confrontare gli studenti con una realtà molto diversa da quella che vivono quotidianamente”, ci ha spiegato la professoressa.  Ankara, soggetto di studio del primo semestre, è infatti una città di recente fondazione, priva di una forte componente storica, è una città che fronteggia il cambiamento in maniera opposta a Bologna, in cui tutto muta rapidamente ed è facile che interi complessi vengano demoliti e ricostruiti in breve tempo. Prima ancora che noi possiamo abbozzare un pensiero di invidia verso il loro dinamismo, Aysen chiarisce: “Ammiriamo la stabilità e il lento sedimentarsi della vostra città, assieme alla sua storia.” Ha proseguito parlandoci della sua passione per Bologna, della caratteristica che più l’ha colpita: la manifestazione della città per livelli. Spazi aperti, portici di mediazione fra l’interno e l’esterno, il pubblico e privato, poi porte, archi, cortili, ma non solo, il bello di Bologna è che dietro ogni porta può nascondersi una varietà di luoghi ed eventi che non smettono mai di stupire.

Attualmente a Bologna si trovano altri studenti aderenti al progetto che stanno esaminando e sperimentando nuove forme per la riqualificazione dell’area di via Filippo Re. Il loro interesse nel cercare una continua connessione con la storicità del luogo e gli elementi simbolo di Bologna è ammirevole. Non vediamo l’ora di vedere esposti i loro progetti il prossimo anno!

 

di Elena Forapani  e Alessandro Mintrone

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