U-München


Tra le metropolitane europee che meritano una visita le più famose sono senz’altro quelle di Parigi, Londra e Mosca. In realtà negli ultimi decenni ne sono state costruite parecchie altre degne di nota. Tra queste, in servizio dal 1971, c’è quella di Monaco di Baviera (in tedesco München), quasi mai associata all’immagine della città, nonostante il suo forte impatto nella quotidianità della metropoli bavarese.
Con i suoi 103,1 km, che collegano 100 stazioni theresienwiesesu 8 linee, e più di 1 milione di passeggeri al giorno, questa rete sotterranea ha assunto il ruolo di infrastruttura strategica dell’area urbana. Oltre ad essere un sistema funzionante ed efficiente, si distingue per l’attenzione posta nel design delle sue stazioni. Non a caso la loro progettazione è stata di frequente affidata ad architetti e designer conosciuti in ambito nazionale. La grande varietà di firme e il graduale sviluppo della rete nel corso dei decenni hanno permesso a questo sistema di trasporto di acquisire al suo interno immagini molto differenti, che permettono al passeggero di viaggiare nello spazio cittadino ma anche attraverso il tempo.

Il perno centrale della u-bahn (come conosciuta dai locali) è la stazione di Marienplatz, appendice sotterranea della piazza principale della città. Costruita nel 1971 su progetto di Alexander Von Branca, fa parte del primo tratto aperto in occasione dmarienplatzelle Olimpiadi del ’72 e si contraddistingue per l’intenso colore arancione e la fascia centrale adibita all’illuminazione. In vista dei mondiali di calcio ospitati dalla Germania nel 2006, lo
stesso architetto ha provveduto ad ampliare la stazione, aggiungendo alle banchine preesistenti due tunnel ad esse adiacenti per favorire lo smaltimento degli ingenti flussi di passeggeri in questo importante snodo ferroviario. Il loro particolare cromatismo, ripreso dalla parte originaria, e la ripetizione quasi infinita di elementi sempre uguali contribuiscono a renderli luoghi particolarmente suggestivi.

DSC_0110.JPGWestfriedhof è invece una stazione più recente e periferica che ha guadagnato rapidamente fama anche oltre confine grazie al suo design scarno e innovativo. Inaugurata nel 1998 è stata progettata dallo studio Auer & Weber, con il contributo del designer di fama internazionale Ingo Maurer. Di quest’ultimo sono le lampade fuori scala, vere protagoniste di questa fermata, che grazie alla diversa colorazione del rivestimento interno illuminano con sfumature diverse il pavimento di granito. Dalla loro parte superiore si propaga, invece, una fredda luce blu in direzione delle pareti laterali in cemento lasciate al grezzo, che presentano ancora i segni della fase di scavo. L’atmosfera generata risulta appropriata per un ambiente sotterraneo.

StQuirinPlatz_1.jpgTra le altre stazioni periferiche, che si distinguono per la loro originalità, è opportuno citare St.-Quirin-Platz. Risalente al 1997 e dunque quasi contemporanea di Westfriedhof, presenta alcune analogie con essa, soprattutto nel trattamento delle pareti interne costituite da pali di cemento utilizzati per lo scavo e non successivamente rivestiti. Tuttavia la caratteristica che più la rende unica rispetto alle altre è l’estendersi dal sottosuolo fino in superficie, permettendo alla luce naturale di giungere fino ai binari. L’intero ambiente è coperto da un guscio di vetro e acciaio, dalle sembianze di scheletro urbano che sembra voler congiungere la frenesia del mondo sotterraneo metropolitano alla tranquillità della periferia residenziale.

L’elenco delle stazioni che spiccano per il loro design sarebbe molto più lungo di questo fatto finora (alcune di esse possono essere viste nella galleria sottostante) e sicuramente attraversandole è possibile trovarne una che attiri il proprio interesse. Viaggiando nel sottosuolo della capitale bavarese non ci si stanca mai, grazie ad elementi sempre diversi, anche su una stessa linea, che colpiscono l’occhio anche dell’osservatore meno attento, rendendo ogni singola fermata unica e riconoscibile. Qui a qualche metro sotto terra a Monaco di Baviera si può capire quanto sia fondamentale diversificare in modo stimolante un ambiente che, privo di progettazione, sarebbe monotono e meramente funzionale.

di Francesco Selmi e Elena Bresciani

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