LA PRIMA “T” DI BOLOGNA


torre-prendiparte

Torre Prendiparte a Bologna

Bologna è la mia città. I motivi che spingono un bolognese ad amare il luogo in cui vive possono essere molteplici, ma ci sono quelle costanti proprie della città, quelle che il turista è il primo ad apprezzare, di cui però a volte proprio il bolognese si dimentica o da per scontate. Quanti di noi per esempio, camminando per le strade del centro, fanno attenzione alle torri? La prima “T” dei tre famosi caratteri cittadini, è la prima che col tempo abbiamo iniziato a trascurare, pur essendo l’emblema del profilo della città. Siamo soliti incontrare torri ogni giorno in molti angoli del centro, addossate tra gli edifici o imponenti a signoreggiare in una piazza, accessibili o precluse, private o pubbliche, ma spesso la loro origine ci è sconosciuta. Questi antichi grattacieli appartengono ad un passato che potremmo ancora fare nostro, indagando sulla loro storia, magari restaurandole e rendendole palcoscenici per molti spettatori, senza intaccare la loro forma o essenza ma senza neppure accettare che siano soltanto rovine ben preservate. Nello scenario cittadino bolognese esistono ancora 24 torri. Supponiamo ora di voler interessarci ad una di esse in particolare, la Torre Prendiparte,e di raccontarne in breve la storia.

All’incirca intorno all’anno Mille, una buona parte dei feudatari che vivevano nelle campagne, si trasferì in città. In epoca medievale le città non erano luoghi ospitali e sicuri, conseguentemente chi vi andava ad abitare aveva la necessità di vivere in abitazioni che avessero lo stesso scopo dei castelli, cioè di difesa e offesa, ma che allo stesso tempo fossero costruite per inserirsi all’interno dell’angusto centro cittadino. Da qui nacquero quindi le prime torri, forzatamente sviluppate in verticale e rinchiuse all’interno di quella che era ancora la cerchia di mura di selenite di Bologna. Le torri ricordavano molto dei condomini all’interno dei quali i diversi ceppi di una famiglia costituivano una consorteria; ogni ceppo aveva la casa ai piedi della torre e in caso di pericolo, per raggiungere la torre che era rifugio sicuro, venivano utilizzati dei passaggi nei piani alti della casa e in comunicazione con aperture nella torre, quelle stesse aperture che oggi potrebbero apparire come finestre. Le torri erano dunque il nocciolo attorno a cui si aggrappavano ballatoi e costruzioni mobili in legno. Le torri erano generalmente realizzate su fondazioni “a fittone”: per circa 1,5 metri la fondazione è resa da una struttura muraria a sezione piena costituita da blocchi di selenite ma poco sporgente rispetto al perimetro dello zoccolo di base; mentre al di sotto, fino ad arrivare ad una profondità di almeno 6 metri, è presente un conglomerato molto compatto che poggia su argilla limosa molto dura.

La torre Prendiparte fu realizzata secondo questo procedimento e i materiali utilizzati in seguito sono la selenite per i conci della base, i mattoni “bolognesi” per le pareti interne ed esterne, i ciottoli e la malta per riempire i muri a sacco, il legno per scale, soppalchi e ballatoi esterni ed infine l’arenaria per alcuni particolari. Alta all’incirca 60 metri, è costituita da muri massicci  che misurano alla base 2,35 metri e che, con progressive riduzioni dette riseghe, mantengono uno spessore di 1,35 metri anche alla sommità. Quest’ultima misura lascia supporre che originariamente la torre dovesse essere più alta e che sia stata in seguito capitozzata o ne sia stata sospesa per qualche motivo la costruzione. L’attuale stato di conservazione appare ottimo.

La famiglia dei Prendiparte affonda le proprie radici nel feudalesimo padano e nel territorio di Bologna era molto influente per il potere politico ed economico. Dopo il 1358 nessun Prendiparte viene più collegato alla storia della torre, infatti alla fine del Quattrocento questa passò alla famiglia Fabruzzi, poi al monastero di Santa Maria della Consolazione e proprio quel monastero la vendette ad Ercole Seccadenari nel 1530. Gli eredi Seccadenari la vendettero nuovamente alla Mensa Arcivescovile, unitamente alla casa adiacente che fu adibita a seminario dal vescovo Paleotti. Quando nel 1751 il seminario fu, la torre e la casa contigua furono adibite a carcere e a sede del Bargello fino alla confisca napoleonica del 1796.

In seguito ad un’opera di restauro e di pulizia, ora si possono osservare sulle pareti di quelle che un tempo erano le piccole celle, incisioni, scritte, lamentazioni, disegni di paesaggi, chiese ed abitazioni oltre a figure umane; disegni che presentano un colore rossiccio dovuto al fatto che venivano eseguiti utilizzando scaglie di mattoni in laterizio od una pastella composta da polvere di mattone e da liquido organico. Alla partenza della scala che porta al quarto piano si può infatti osservare la traccia di un ampio incavo in una tavella di cotto del pavimento come prova di questa lavorazione di asporto.

Dopo il 1796 sia la torre che le case limitrofe rimasero per un certo periodo di proprietà della Mensa Arcivescovile di Bologna. Tali immobili passarono poi dalla Mensa al Demanio dello Stato nel 1868. Dal 1972 è sotto la proprietà della famiglia Giovanardi.

La torre Prendiparte oggi è agibile e si ha la possibilità di salire fino alla terrazza sulla sua sommità. Da lassù lo sguardo spazia su tutta la città, distinguendo quello che già conosce e scoprendo quello che ancora non aveva visto.

Credo che in fondo, per imparare, basti semplicemente guardarsi intorno, talvolta a naso in su e talvolta a naso in giù: questione di punti di vista.

di Michela-Alessandra Madiotto

 

 

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