Tra le nuvole


15226387_1296807730364419_1904189939_nNel 1460 Andrea Mantegna entrò per la prima volta nella stanza cubica del torrione nord-orientale di Castel San Giorgio; le pareti tutte attorno a lui erano bianche, quasi fossero pronte ad accogliere un ciclo di affreschi che avrebbe reso la sua fame immortale. Successivamente chiamata Camera Picta, la stanza fu totalmente trasformata dalle decorazioni dipinte dal pittore, il quale simulò un soffitto voltato che all’apice culmina con quello che viene detto l'”oculo del cielo”; infatti guardandovi attraverso, oltre gli anelli della balaustra e il capo sporgente dei nove angioletti, lo sguardo si apre al cielo e si sofferma a rimirarlo, come in attesa di veder passare le sue nuvole.

 

15281898_1296807780364414_1861576485_nQuesta componente fantasiosa e imprevedibile, che è l’elemento scatenante della meraviglia, è forse parte di quella componente poetica che caratterizza la pittura italiana e che Massimiliano Fuksas apprezza e ricerca per le sue architetture. La nuvola che transita sopra la camera degli sposi ha la stessa intangibilità di quella nuvola traslucida che è il fulcro del Nuovo Centro Congressi e Hotel dell’EUR a Roma. Il complesso, inaugurato dopo 16 anni ,nasce come uno spazio polifunzionale che ospiterà congressi ed esposizioni, per una capienza di circa diecimila persone, che saranno ulteriormente accolte in aree servite da caffè e ristoranti. Ai lati dell’architettura si aprono due grandi piazze che enfatizzano e assolvono la funzione di connettere direttamente l’edificio con il quartiere, in quanto l’obiettivo principale è quello di creare un centro internazionale di turismo per valorizzare l’EUR. La nuvola è l’elemento caratterizzante di tutto il complesso ed è contenuta nella teca. Quest’ultima è un parallelepipedo orizzontale, rigido e scatolare con una struttura in acciaio e doppia facciata in vetro; la nuvola le si contrappone totalmente: costruita con uno scheletro di nervature d’acciaio e rivestita da un telo trasparente in teflon ha al suo interno un auditorium e vari servizi e si presenta agli occhi del visitatore come una non-geometria bianca che apparentemente fluttua nel suo contenitore trasparente, semplice e definito.

15281924_1296809877030871_1666783920_nÈ il tentativo di sconfinare, di uscire dalla forma architettonica per infrangere il conformismo e l’approccio al sistema costruttivo dei solai e dei pilastri. I confini disciplinari che questa architettura scavalca sono anche gli stessi confini concreti ed esistenti, identificabili nei dintorni dell’edificio con i palazzi di Piacentini e le architetture razionaliste dell’EUR. L’opera quindi, pur trasmettendo un senso di dinamicità che la isola dalle geometrie circostanti, cerca ugualmente,attraverso la teca, un dialogo con lo spazio pubblico in cui si trova in modo da non respingere l’urbanizzazione attorno, ma al tempo stesso da trascinare lo spettatore in maniera energica e vitale in una dimensione architettonica contaminata dall’arte esprimendo l’utopia di uno spazio organico assoluto. Con la metafora del racchiudere qualcosa di mutevole e metamorfico in qualcosa di finito, se si volesse creare un parallelismo simbolico, si potrebbe identificare la nuvola con l’immaginazione, libera e creatrice, costretta nella compiutezza del corpo umano. L’architettura va percepita come un organismo complesso  che interagisce con il territorio e che vuole indurre al superamento del concetto più tradizionale di luogo, staccandosi dall’idea della totale sintonia con il genius loci ed inserendo nel significato di luogo, le idee di flusso e porosità, come se l’effettivo spazio da vivere all’interno del centro congressi, fosse in realtà quello che intercorre tra la teca e la nuvola. Questo spazio interstiziale, l’ “in between” che teorizzava Peter Eisenmann, assume valore proprio per il fatto di essere indeterminato e vuoto, pronto per essere esperito. Come mai si è arrivati a questa nuova concezione di spazio? Probabilmente perché sono cambiate le persone che fanno esperienza di questi luoghi. Sono diverse le geografie della società, dove con il termine geografia, secondo Fuksas, non vanno intesi soltanto gli aspetti paesaggistici di un posto, bensì l’insieme degli spostamenti delle persone e del loro fluire. L’architettura ,spesso associata a concetti di stabilità e immobilità, deve essere chiamata a rispondere all’evolversi della società ed essere più attiva e responsabile delle esigenze umane.

15224548_1296807933697732_1483705297_oFuksas parla di Earth Architecture proprio per enfatizzare il fatto che le opere non devono tentare di rappresentare la natura ma devono diventare esse stesse parte della natura ispirandosi ad essa per la sua mutevolezza e devono porsi come nuovi paesaggi che si dilatano, comprimono, estendono per le diversità delle persone che li visiteranno e vi cammineranno attraverso. La forma cerca riscontro nell’attività umana, così come la bellezza si confonde e confronta con le proporzioni umane. Se da un lato però il Partenone è bello perchè è proporzionato, ed è proporzionato perchè è modulato sull’occhio umano che lo contempla, la Nuvola di Fuksas invece è bella perchè è ugualmente proporzionata, ma è proporzionata perchè è modulata sul corpo umano che la percorre.

di Michela-Alessandra Madiotto

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