L’arte vista dalla scala mobile


Vedi Napoli e poi muori. Così il famoso detto popolare sintetizza le bellezze stupefacenti della città partenopea e le sensazioni, ogni attimo diverse e inaspettate, che possono dare una passeggiata fra i vicoli del centro storico o una vista sul golfo dal Castel Sant’Elmo. Le sorprese, però, non si fermano in superficie, nel vero senso della parola: anche fare un semplice viaggio in metropolitana può diventare un’esperienza artistica.

Infatti durante i lunghi lavori di scavo della linea 1 a metà degli anni ‘90 il comune di Napoli, con alla guida Antonio Bassolino, ha avviato l’iniziativa “Le Stazioni dell’Arte”. Lo scopo era quello di portare l’arte in luoghi inusuali come le stazioni sotterranee, al fine di raggiungere un pubblico più ampio di quello che solitamente frequenta i musei di arte contemporanea. Il coordinamento artistico fu affidato al critico Achille Bonito Oliva.

A distanza di un ventennio si possono apprezzare i risultati: 11 stazioni sulla linea 1 e 4 sulla nuova linea 6 fanno parte di questo nuovo e inusuale complesso artistico-funzionale di notevole valenza urbanistica. Molto interessante è la varietà di opere e la qualità architettonica di alcune stazioni, che possono così diventare luoghi di piacevole attesa e incontro oltre che di semplice frenetico attraversamento.

Può capitare, ad esempio, di scendere in metro nella più bella stazione metropolitana d’Europa, secondo il Daily Telegraph, ovvero Toledo, la cui parte più ammirata è la scala mobile. Qui fermi su un gradino si attraversano decorazioni sui toni del giallo, colore del tufo napoletano, che poi lasciano posto ad un mosaico blu simbolo delle profondità marine (infatti proprio in quel punto si scende sotto la quota del livello del mare); alla fine della scala alzando lo sguardo si viene sorpresi da un tunnel di luce, che giunge fino al livello della piazza sovrastante. Autore di questa meraviglia per gli occhi è l’architetto catalano Oscar Tusquets Blanca.

Subito dopo, viaggiando verso la stazione centrale, s’incontra l’austera stazione Municipio, progettata dai portoghesi Àlvaro Siza ed Eduardo Souto de Moura, futuro nodo d’interscambio con la linea 6. Qui il bianco elegante delle pareti fa da sfondo ai numerosi reperti archeologici trovati durante gli scavi relativi all’antico porto di Neapolis e contemporaneamente ad una installazione di Michal Rovner raffigurante tramite un video-affresco (così Bonito Oliva definisce la commistione di pastelli su intonaco e videoproiezioni) il golfo di Napoli.

Il capolinea è la stazione Garibaldi, sottostante alla piazza omonima e accesso alla stazione centrale dei treni, la cui progettazione è stata affidata all’architetto francese Dominique Perrault. Appena scesi sulla banchina si attraversano le installazioni di Michelangelo Pistoletto, foto di viaggiatori rappresentate su pareti specchiate, e da qui si va in superficie attraverso una maestosa serie di scale mobili che in un unico vano, permettendo in tal modo la penetrazione della luce naturale quasi fino al livello dei treni, salgono i 40 metri di dislivello. In cima si trova la grande piazza coperta da grandi pannelli in teflon, che funge da galleria commerciale e connessione fra città, treni e metropolitana. A questo punto pochi passi ancora e sfrecciando nuovamente su altri binari ci si può lasciare Napoli alle spalle.

Le opere d’arte e le stazioni non nominate fin qui sono molte altre e al lettore si lascia il gusto del viaggio e della scoperta (anche virtuale a questo link)

Alla fine di questo breve percorso colpisce soprattutto come sia possibile trasformare dei cosiddetti non-luoghi in ambienti caratteristici che rimangono nella memoria e rendono piacevole lo spostamento, spesso monotono e motivo di stress. Le stazioni dell’arte sono un elemento di arricchimento della città in linea con le altre emergenze culturali del sottosuolo partenopeo e, nonostante alcune critiche riguardo ai costi del programma, si può affermare che la metropolitana di Napoli fornisce un interessante esempio di pianificazione degli spazi collettivi, argomento che necessita di grande attenzione nel nostro mondo sempre più urbanizzato.

Francesco Selmi

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