Una passeggiata alla Certosa di Bologna


In un caldo pomeriggio primaverile Bologna offre sicuramente innumerevoli attrazioni e passatempi, ma fra le colline e la città, costeggiato da svincoli e viali trafficati, si nasconde un luogo che vale davvero la pena visitare almeno una volta, anche se in città si è solo di passaggio.

Si parla del cimitero monumentale della città, facente parte dell’ASCE (Association of significant cemeteries of Europe), meglio conosciuto come Certosa, a causa della sua origine monastica medievale. Infatti già dall’ingresso si nota una torre spiccare oltre i porticati: è il campanile della chiesa di San Girolamo, testimone della presenza di un monastero prima della sua soppressione nel 1796 e successiva modifica in cimitero nel 1801 a seguito della conquista napoleonica d’Italia. Entrando dall’ingresso principale si accede a un cortile interamente porticato, in piena atmosfera bolognese, e si ha alla propria destra l’area più moderna del cimitero dovuta all’ampliamento postbellico, mentre girando a sinistra si può esplorare il nucleo storico.

Questa parte del camposanto è quella che ha attirato personaggi del calibro di Charles Dickens, Jules Janin, Lord Byron e Theodor Mommsen ai tempi dei viaggi in Italia nel XIX secolo. Infatti la successione degli spazi è sorprendente: l’organizzazione delle gallerie è spesso simmetrica e tipicamente neoclassica ed esse si succedono in maniera mai banale, alternando ambienti più raccolti e limitati a navate e corridoi che si espandono in altezza e in lunghezza a perdita d’occhio. L’austerità dell’architettura è bilanciata dalle decorazioni sulle tombe o nelle cappelle: si possono osservare affreschi e statue in stucco o scagliola ma anche complessi marmorei.

Dopo essersi persi nel dedalo di stanze e corridoi monumentali è interessante visitare la parte posteriore del cimitero dove tra tombe razionaliste si ergono i due memoriali ai caduti delle due guerre (di particolare pregio architettonico il monumento ossario ai caduti partigiani di Piero Bottoni) per poi proseguire verso l’uscita posteriore che da sul canale di Reno, costruita nel 1924. Da qui parte un portico che quasi senza soluzione di continuità si collega al più noto portico di San Luca, tramite il quale si ritorna nel centro città.

All’uscita dalla Certosa si capisce di essere entrati di più in intimità con Bologna, di averne conosciuto i suoi antenati sia famosi (molte figure di spicco sono sepolte qui come Carducci, Minghetti, Respighi o Maserati) ma anche più comuni e di aver osservato per un attimo la loro vita quotidiana di molte epoche diverse, tutte raccolte entro queste mura quasi come in un diario.

di Francesco Selmi
fotografie di Francesco Selmi e Sofia Nannini

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