Identità interrotte. Le Limonaie del Garda sospese tra abbandono e opportunità


Cosa sono quegli alti pilastri saettanti verso il cielo, tutti in fila, racchiusi talvolta su tre lati da bianche muraglie di pietra? Il Lago di Garda offre al visitatore esempi di strutture architettoniche introvabili altrove quali testimonianze tangibili di un’epoca e di una civiltà. Le limonaie sono serre per la coltivazione dei limoni alle quali, per secoli, le cittadine lacustri hanno legato la propria economia ed il proprio volto, costruite per rendere possibile l’agrumicoltura a questa latitudine e per proteggere le preziose piantagioni dal rigore invernale.

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Vista interna dello spazio produttivo: campata principale

L’agrumicoltura raggiunse la massima espansione negli anni a metà del diciannovesimo secolo, subendo però una grave crisi in seguito alla concorrenza del prodotto nel meridione. Come spesso accade questa prolifera attività agricola cadde via via in abbandono, lasciando diventare la balneazione e il turismo la vera identità del luogo.

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Limonaia di Gargnano: vista dal lungolago

A picco sul lago, imponenti, incidono il territorio quasi a voler palesare un Genius Loci ormai offuscato da una nuova economia che accoglie turisti da tutta Europa, divenendo opportunità di riconversione e sperimentazione progettuale. Qualche limonaia è stata oggetto di un audace trasformazione della metratura delle campate, un tempo l’area produttiva, e dei depositi adiacenti in volumi residenziali. Sicuramente complice di questa scelta progettuale è la favorevole esposizione al sole unita alla panoramicità della posizione in cui le limonaie sono inserite. Tali peculiarità diventano fondamentali per il mercato immobiliare di Gargnano e Toscolano Maderno, con esempi di riconversione in residence o piscine.

 

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Promenade sul lago

Pur non trascurando le esigenze economiche, non deve mancare l’attenzione agli aspetti culturali, dettati dal rispetto di questi esempi di archeologia di tipo agricolo, quantificabili oggi tra le 120 e le 140 unità, in condizioni che oscillano dal buono al fatiscente. I pilastri in cemento e pietra delle limonaie si innalzano a decine verso il cielo gardesano, illustrati in centinaia di antiche stampe; costruzioni del genere sarebbero oggi viste come uno scempio, paesaggisticamente incompatibile e con un forte impatto visivo. Ne era poco entusiasta lo stesso scrittore inglese David Herbert Lawrence che, giusto un secolo fa, le definiva «enormi, brutti capannoni, squallidi a vedersi».

 

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Limite costiero di affaccio per le limonaie

A fronte di una sviluppata coscienza complessiva del patrimonio, il futuro delle limonaie potrebbe però non essere garantito dalla attuale normativa. Basti ricordare che la Comunità Montana Parco dell’Alto Garda non ha uno specifico Piano di Settore, di conseguenza ogni Comune si regola singolarmente senza prevedere un organico piano di recupero territoriale. Oggi le limonaie produttive sono solo una manciata, figlie di interventi difficili e costosi: non ci si scandalizzerebbe se il loro futuro consistesse in una parziale e non devastante trasformazione in residenza. In linea con questa previsione è il nuovo intervento residenziale a Gardone firmato da David Chipperfield, Matteo Thun e Richard Meier, che mette in luce il reale rischio di trovarsi di fronte a belle abitazioni accanto a semplici terrazzamenti, senza più memoria dei giardini di agrumi cantati da Goethe.

 

Passammo davanti a Limone, i cui ‘giardini’, disposti a terrazze e coltivati a limoni, crearono un’immagine ricca e ordinata…

di Giulia Nobili

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