La facoltà di Ingegneria di Giuseppe Vaccaro


Forma, funzionalità e storia

L’edificio di Viale Risorgimento spesso passa inosservato agli occhi dei molti che ne ignorano il prestigio e la rilevanza storica ed architettonica. La Nuova sede di Ingegneria, nata in epoca fascista con l’approvazione del Duce stesso, è stata inaugurata il 28 Ottobre 1935, giorno dell’anniversario della marcia su Roma, e conserva ancora oggi le tracce della storia che l’ha segnata.

Il complesso fu occupato durante la Seconda guerra mondiale, prima dai Tedeschi che vi insediarono un importante presidio militare per la gestione e il controllo della città, e poi dalla GNR fascista. Qui, come più volte ricordato da Lino “William” Michelin, compianto presidente storico dell’ANPI Bolognese, Furono consumati atti di violenza e di grave offesa alla dignità dell’uomo in un luogo che per sua natura era dedicato agli studi e alla valorizzazione dell’ingegno umano […]. La struttura ormai svuotata da ogni funzione didattica, venne poi requisita dalle truppe alleate il 22 Aprile 1945 e restituita all’Ateneo l’anno successivo. Nello stesso anno iniziarono i lavori di ristrutturazione per riparare i danni provocati da un bombardamento e dagli atti di vandalismo di quanti occuparono l’edificio nei giorni più bui del conflitto mondiale. Solo nell’A.A. 1947-48 la struttura venne finalmente restituita agli studenti per la regolare attività didattica, presentandosi pressappoco come ci appare oggi.

L’edificio fu uno dei primi progetti bolognesi realizzato in perfetta sincronia con il Movimento Moderno della prima metà del ‘900, incarnandone i principi fondamentali di edificio come macchina ed edificio come espressione di purezza, sapere e conoscenza; principi declinati dalla mano sapiente dell’arch. Giuseppe Vaccaro. L’architetto affrontò le diverse problematiche legate alla progettazione con la solita maestria che lo portarono a realizzare numerose opere nella città emiliana. La prima esigenza a cui l’edificio doveva rispondere era necessariamente quella della funzionalità, in virtù della quale Vaccaro organizzò lo spazio interno con grande accuratezza ed attraverso uno studio analitico, dividendolo in laboratori, aule e dipartimenti. Organizzazione che trasferì all’esterno andando a definire la forma del complesso attraverso linee orizzontali che collidono con la brusca verticalità della Torre, chiaro elogio alla tradizione bolognese nel simbolo e nel materiale di rivestimento, il mattone rosso. Queste componenti creano con il contesto urbano un connubio armonico difficilmente raggiungibile per costruzioni con una volumetria tale. L’edificio infatti, inserendosi nel parco dell’ex Villa Cassarini, guarda a nord la città mentre a sud si apre alla vista della collina dell’Osservanza, in un perfetto esercizio di applicazione dei principi razionalisti che in quest’opera plasmano nel cemento armato luoghi e spazi interamente dedicati allo studio e alla ricerca. Anche nei materiali impiegati e nel sistema costruttivo si ritrova il dictat dei grandi maestri del modernismo secondo il quale ciò che funziona è anche bello, cioè la bellezza e l’estetica di qualsiasi edificio si raggiungono grazie al rapporto diretto tra lo scopo dell’edifico, le caratteristiche dei materiali usati e l’eleganza del sistema costruttivo senza l’utilizzo di artifizi decorativi che ingannerebbero l’occhio di chi vive quei luoghi distogliendolo dalla struttura vera a propria. Allo stesso modo la planimetria si sviluppa come conseguenza della funzione che lo spazio interessato deve soddisfare. Ogni parte vive nel rapporto con la totalità del complesso, costituito da diversi blocchi che racchiudono i vari dipartimenti. Questi sono innestati su un percorso distributivo che lega tutte le parti senza che la continuità dello spazio venga persa. L’edifico quindi vive nel dualismo tra l’aspetto introverso dei dipartimenti e la continuità data degli spazi distributivi. Quest’aspetto può elevarsi a metafora dell’insegnamento caratteristico della facoltà di Ingegneria che unisce da sempre ad una conoscenza trasversale delle scienze, un’applicazione mirata ad ogni singolo campo di specializzazione.

Oggi tutte le qualità dell’edificio non si manifestano in maniera così esplicita, il tempo ha fatto sì che l’eccellenza costruttiva, che all’epoca caratterizzava l’opera di Vaccaro, sia stata oscurata dal progresso tecnologico e da una manutenzione non sempre adeguata. Quest’ultimo aspetto è un tema di grande attualità. Infatti passeggiando per i corridoi, ciò che attira l’attenzione dell’osservatore non è la qualità architettonica del progetto, ma la sensazione di obsolescenza della struttura. La pavimentazione, gli infissi, il colore delle pareti non sono decisamente a passo con il tempo, ma questa sensazione si respira ancora di più nella aule. I luoghi cardine dell’insegnamento frontale spesso e volentieri non aiutano a mantenere la necessaria attenzione. Sedute scomode e strette e un ricambio d’aria non sempre adeguato, sono le maggiori problematiche di questi spazi chiave pensate per un numero di persone molto inferiore di quello attuale; maggiore attenzione dovrebbe essere data anche all’esterno dove in alcuni punti l’intonaco accusa i tratti del tempo mostrando i primi segni di cedimento.

L’edificio nel suo insieme avrebbe bisogno di un’attenta ristrutturazione per dare il giusto valore all’architettura che rappresenta. Tuttavia ciò che non può essere sminuito è l’idea progettuale che, se pur aggiornata nelle forme e nelle tecnologie odierne, rimane tutt’ora perfettamente applicabile, funzionale e funzionante.

ARCHIVIO STORICO [Relazione riassuntiva delle opere edilizie universitarie eseguite dall’inizio dell’era fascista, Bologna, Tip. De Il Resto Del Carlino, 1938, p. 27-29]

<<La Facoltà di Ingegneria (Viale Risorgimento n. 20) è stata costruita nel parco panoramico e salubre dell’estesa di oltre 75.000 mq. della ex Villa Cassarini fuori porta Saragozza, alle falde della collina dell’Osservanza su progetto architettonico artistico dell’Arch. Vaccaro approvato dal DUCE. Lo schema planimetrico è stato studiato secondo le chiare direttive di S. E. il Prof. Puppini Preside della Facoltà ed ha una disposizione a pettine i cui denti partono da due corpi di collegamento ad angolo retto: il primo da ovest ad est è lungo circa 100 metri e l’altro normale al primo 40 metri. In ciascun braccio del pettine si trovano ad ogni piano i locali destinati ad una materia di insegnamento in modo da renderle indipendenti l’una dalle altre. Il grandioso edificio di puro stile moderno, ha l’ingresso all’estremità ovest del corpo di collegamento principale al piede della torre alta 45 metri. In vicinanza dell’ingresso principale ovest, si notano i quattro pilastri che sostengono i solai della torre rivestiti di travertino rosa. La torre contiene il magazzino librario costituito da scaffalature metalliche di m. 2,40 a ripiani spostabili e capaci di 50.000 volumi. Il piano terreno è occupato dai Laboratori Sperimentali dotati tutti di nuovi impianti fra cui è notevole quello idrotermoelettrico sperimentale che utilizza un serbatoio di mc. 70 posto sulla collina retrostante con un salto di 30 metri con una condotta forzata e un’altra condotta munita di pompa di ricupero. Importanti sono pure gli impianti negli Istituti di Idraulica e di Costruzioni Idrauliche, che hanno installazioni di canali, vasche, condotte e serbatoi che servono anche per esperienze di idraulica fluviale. Il Laboratorio per la Resistenza dei Materiali possiede una pressa di 250 tonnellate e macchina Universale Amsler da 100 tonnellate per le prove a flessione, trazione e taglio. Macchine Universale per prove di durezza e macchine per prove all’attrito radente. Notevoli sono pure gli impianti didattici ed i macchinari, motori ed apparecchi di misura per l’istituto di Elettrotecnica, il quale possiede anche una propria cabina di trasformazione per 250 KW., ed ha una doppia rete per distribuzione di energia per forza motrice o luce. L’Istituto di Costruzioni Stradali ha un impianto frigorifero per prove di gelività delle rocce ed una pressa da 500 tonnellate con pulsatore. L’Istituto di Geodesia è dotato di vari mezzi strumentali per misure geodetiche, topografiche e astronomico-geodetiche, in particolare di un’apparecchio restitutore Santoni per aerofotogrammetria e di una ricca biblioteca speciale. Nei piani superiori ogni materia di insegnamento possiede i locali di studio del Direttore e dell’Aiuto, laboratori ed Aula di Lezione. Queste sono complessivamente in numero di 12 e capaci ognuna di 120 posti. Le aule di disegno sono situate nel corpo di collegamento diretto da ovest ad est, che ha i corridoi di disimpegno a sud con i servizi idraulici-sanitari e le ampie vetrate in ferro esposte a nord. Al primo piano, sopra al vestibolo, vi è pure l’Aula Magna e la Sala del Consiglio dei Professori, e la Sala di Lettura della Biblioteca. L’Edificio copre un’area di mq. 6.100 ed ha un volume di mc. 107.500. Il costo delle opere murarie, vuoto per pieno fuori terra, è inferiore alle L. 85, – per me. L’ossatura portante è di cemento armato; a pilastri e architravi, e sono pure in cemento armato le fondazioni a trave rovescia. Il riempimento è formato da una doppia parete di mattoni. L’esecuzione dei lavori venne diretta dall’Ufficio Tecnico del Consorzio. 1931-35>>

Per saperne di più

L’edificio durante la guerra

Scuola di Ingegneria e Architettura, Bologna

La relazione di Giuseppe Vaccaro

Assonometrie e descrizione del progetto

ARCHIVIO STORICO-[Relazione riassuntiva delle opere edilizie universitarie eseguite dall’inizio dell’era fascista, Bologna, Tip. De Il Resto Del Carlino, 1938, p. 27-29]

di Fabio Di Toro Mammarella

Fotografie di Sofia Nannini

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