Waiting for Expo2015: harmonious diversity


Made Expo Milano – presentazione del padiglione Giappone

Nutrire il pianeta, energia per la vita, questo è il tema proposto per Expo 2015. I Paesi partecipanti hanno dovuto sviluppare una propria interpretazione e realizzare un padiglione ciascuno a seconda della scelta effettuata. È un chiaro contrasto col passato: la nutrizione è stata per troppo tempo sottovalutata, portando a miliardi di casi di sovra-alimentazione e a milioni di casi di sotto-alimentazione. Si necessita quindi di un cambiamento, senza però cancellare le tradizioni.

JapanPavilion3Uno dei Paesi che sente maggiormente questo dualismo è sicuramente il Giappone che, vivendo appieno i problemi sopra citati, resta comunque radicalmente legato ad un’antica cultura. Già il logo, tre coppie di bacchette giapponesi, con la sua semplicità vuole comunicare la sostenibilità intesa come “evitare sprechi”: le bacchette sono famose perché riescono a recuperare qualsiasi tipo di cibo senza tralasciare anche solo il più piccolo granellino. Questo rapporto quasi di rispetto verso il cibo è uno dei concetti alla base del padiglione Giappone. La conciliazione tra innovazione e tradizione si esplica poi su più larga scala nell’architettura del padiglione, la quale oltre ad avere sicuramente una forte componente visiva, è stata studiata nei minimi particolari da più team e studi internazionali.

 

photo 4 (2)

 

È stato aperto un duplice concorso per la realizzazione:

  • Progettazione generale, vinto da Ishimoto Architectural & Engineering.

La progettazione delle strutture è stata poi affidata ad Arup.

  • Rivestimento e produzione, vinto da Atsushi Kitagawara Architects.

Il legno è la parte dominante della struttura esterna, questa scelta è dovuta al rapporto che esiste originariamente tra il popolo giapponese e il territorio, suddiviso in piccole fasce adibite all’agricoltura alternate a grosse fasce forestali. L’importanza data al rapporto uomo-natura impronta tutta la cultura tradizionale con le proprie risorse. Il legno rientra certamente in un uso armonico delle proprie risorse perché proprio la cura delle foreste, grazie a uno sfoltimento periodico degli alberi, garantisce contemporaneamente la disponibilità di materiale da costruzione e la conservazione dell’integrità ambientale.

Il padiglione Giappone, che coi suoi 4170 metri quadri si classifica come uno dei più estesi di Expo, ha cercato di esprimere la relazione tra tradizione e innovazione; una relazione che da sempre esiste poiché la cultura giapponese si è rinnovata nei secoli inglobando elementi di culture vicine e lontane e facendole proprie.

photo 4Per la realizzazione della struttura si è risaliti fino alla tecnica degli “incastri” utilizzata soprattutto nell’architettura templare: in tale pratica costruttiva la struttura si sostiene tramite incastri e senza l’uso di giunture metalliche. Questa composizione rende l’insieme allo stesso tempo forte e flessibile: i risultati sono rappresentati da edifici che, grazie a tale tecnica, sono sopravvissuti a numerosi terremoti proprio in virtù della facoltà di assorbire gli urti orizzontali dei sismi.

L’architetto Kitagawara, prendendo spunto da questo tipo di struttura, ha quindi sviluppato il concept per capire quale sarebbe potuta essere la composizione più consona degli elementi (l’idea era quella di avere una struttura tridimensionale formata da elementi singoli). La struttura finale è stata scelta perché rappresenta bene diversità e armonia (Harmonious diversity è il motto che il governo giapponese ha messo al proprio padiglione) in quanto simula una “crescita” organica/naturale e una mutazione: la facciata infatti cambia aspetto a seconda dal punto di vista di osservazione.

photo 5 (2)Arup ha dunque sviluppato la seguente idea: ha progettato una griglia con modulo base 50×50 formata da un incastro di 3 quadrati i quali, progressivamente inclinati, vanno a formare la struttura. Questa idea ha un duplice scopo: da un lato rende l’insieme più interessante dal punto di vista estetico, dall’altro fornisce una struttura con maggior resistenza ad eventuali sollecitazioni. La composizione che crea i quadrati intersecati tra loro, è formata da elementi rettilinei intagliati sui lati a varie altezze in modo da permettere l’incastro, realizzato manualmente, con gli altri.

La facciata è dunque autoportante, particolarmente resistente ai carichi dovuti al vento in quanto ne offre lo spigolo; i carichi orizzontali vengono scaricati sui solai ai quali essa è agganciata con delle staffe. Proprio la mancanza di superfici continue, quindi con larga presenza di vuoti, permette di ottenere una facciata resistente, flessibile e poco sollecitata, permettendo di raggiungere altezze considerevoli (da un minimo di 4 metri si arriva a un’altezza di 12). La struttura può essere definita “ridondante”, inteso come formata da tanti elementi incastrati in maniera tale che, in caso di collasso di un elemento, non verrebbe innescato un effetto domino; infatti nel caso di rottura di uno di tali elementi, altri 8 incastrati su di esso, interverrebbero sostenendolo. Il risultato è quindi una struttura davvero efficiente dal punto di vista della resistenza strutturale grazie ai nodi formati che si sostituiscono al normale sistema di travi e pilastri. Infine, la facciata presenterà cavità all’interno, in maniera tale da poter essere illuminata in più punti dalle previste fonti di luce.

01_japanLa tipologia costruttiva non è stato l’unico elemento dell’antichità a cui ci si è ispirati: vi sono templi, come quello di Ise, che vengono ristrutturati periodicamente per preservarne l’integrità e questa particolarità risponde perfettamente ad uno dei requisiti imposti per la realizzazione dei padiglioni: al termine dell’evento Expo le strutture dovranno essere smontate e riutilizzate per chiudere il cerchio di sostenibilità intrapreso.

 

Expo-2015-padiglione-Giappone-03Per questo motivo è stata chiamata architettura viva, ossia, non pensata per durare nei secoli, ma per essere cambiata e riutilizzata nel tempo; non è tanto la durevolezza del materiale, quanto il ripetersi della stessa tecnica all’interno dell’architettura un tema importante della cultura architettonica giapponese.

 

 

di Davide Lombardi

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