Architetture periferiche: il quartiere Cavedone


Lo spazio della corte, o come abitare un vuoto

Nella periferia est di Bologna, tra via degli Ortolani e via Firenze, si trova un insediamento urbano dal carattere particolare, costruito tra il 1957 e il 1960.

Opera di numerosi progettisti, tra cui Leonardo Benevolo,  Federico Gorio e Marcello Vittorini, il quartiere INA Casa-Incis del Cavedone rappresenta un’eccezione nel panorama delle residenze popolari costruite nella Bologna del dopoguerra. Tra queste vie, infatti, non si trovano abitazioni a schiera o a torre, bensì sobri edifici a corte, che ripetono e contemporaneamente variano lo stesso modulo per sette isolati.

Come afferma Giorgio Trebbi, la tipologia a corte permette sia di delineare all’esterno un’immagine del tipico aggregato storico urbano, sia di garantire uno spazio intimo e protetto sul lato interno. Il senso di coerenza e familiarità tra le varie corti, nonostante le piccole differenze planimetriche e dimensionali, è definito dall’utilizzo delle medesime tipologie compositive e strutturali tra i vari edifici. La semplicità delle scelte costruttive, nate dall’unione tra muratura portante e orizzontamenti in c.c.a., conferisce un senso di linearità e chiarezza formale all’intero complesso.

L’attenzione per gli spazi comuni, dai giochi per bambini ai fili per stendere il bucato, è segno di una sensibilità nei confronti dell’abitare che raramente si osserva quando camminiamo per le nostre città. Le corti sono tuttora il fulcro dell’edificato, ambienti senza automobile dove è possibile il silenzio e la condivisione, nonostante il traffico delle arterie stradali vicine. Questo vuoto, che al tempo stesso invita e nasconde, è la vera potenzialità di queste architetture, in grado di farsi da parte e di non intralciare la vita di chi le abita, regalando uno spazio e un tempo che sembrano diversi da quelli della quotidianità.

Al tempo del progetto di via Cavedone […] la corte, liberata da ingannevoli dolcezze romantiche, divenne tutto ciò che la sua linea rigorosa suggeriva: regola e dignità sociale, organismo formale e psicologico, trama ideale per il tessuto e per l’applicazione di principi di coordinamento tecnologico, in una parola: disciplina, disciplina volontaria e consapevole.

(Federico Gorio, Idee in margine al quartiere di via Cavedone, Casabella-Continuità n.267)

Purtroppo, l’aumento dell’età anagrafica dei residenti ha reso meno vive le corti, un tempo teatri di gioco di generazioni di bambini. Alcuni appartamenti sono ormai disabitati e ancora non è avvenuto un vero ripopolamento di questi spazi che, se ben ristrutturati, possono garantire un’ottima soluzione abitativa sia per giovani sia per famiglie.

Federico Gorio scrive: più tardi avremmo imparato, nostro malgrado, ad essere meno inclini all’ottimismo. […] col passare dei mesi e degli anni, mentre il nostro lavoro durava, vedemmo, casa a casa, crescere intorno la città senza remissione e senza senso; quella, come tutte le altre. Il progetto iniziale, infatti, non fu interamente completato; anzi, non solo sono state costruite molte meno corti del previsto, ma sono stati aggiunti due edifici a torre totalmente in contrasto con l’idea originale. Inoltre, la città attorno al quartiere è cresciuta, si è estesa sui colli e sulla campagna, cambiando definitivamente il volto della periferia.

Oggi, in un momento di confusione stilistica e di esagerazioni, quello che possiamo imparare dal quartiere Cavedone è un’eleganza costruttiva ormai perduta, che non cerca lo stupore o l’ammirazione di chi ne osserva l’architettura, ma trasmette una sensazione di ordine e di intimità necessari per poter abitare un luogo e chiamarlo casa.

Letture

G. Bernabei, G. Gresleri, S. ZagnoniBologna moderna, 1860-1980Bologna, Patron, 1984

Giorgio Trebbi, Case a corte lungo un secolo, in Il sogno della casa, Modi dell’abitare a Bologna dal Medioevo ad oggi, a cura di Renzo Renzi, Bologna, Cappelli, 1990

Il quartiere INA-Casa e INCIS in via Cavedone a Bologna, Casabella n.267, 1962

le immagini d’epoca, i disegni di progetto e i dettagli costruttivi sono tratti dal n. 267 di Casabella-Continuità, settembre 1962

di Sofia Nannini

Un pensiero su “Architetture periferiche: il quartiere Cavedone

  1. Urbanistica ed edilizia politiche: indirizzate cioè a far star bene i cittadini nella città; in quell’epoca di inurbamento fortissimo e sradicamenti, l’idea della corte fu geniale, altamente sociale-socializzante. Bene bene ricercare queste realizzazioni e ristudiarle

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