Patrimonio industriale e riqualificazione


Progetti riusciti e iniziative

L’interesse per la riqualificazione del patrimonio industriale, con continui progetti per la valorizzazione, moltiplicarsi di studi, iniziative, conferenze ed effettive realizzazioni, si contrappone ad una realtà di vera e propria cancellazione della memoria storica di intere aree industriali, ritenute più un problema che una risorsa. Nonostante i beni della scienza, tecnica e industria sono, nel codice dei beni culturali e del paesaggio, da proteggere e valorizzare, l’idea più diffusa è quella di demolire e ricostruire al fine di salvaguardare l’aspetto economico.

Gehry 1

Düsseldorf Hafen (foto di Andrea D’Esposito)

Il più grande esempio di riqualificazione, a livello internazionale, è sicuramente la TATE modern di Londra; il progetto, ad opera dello studio di architetti Herzog & de Meuron, ha portato alla trasformazione della centrale termoelettrica di Bankside, dismessa dal 1981, nel museo d’arte moderna più visitato al mondo, inaugurato nel 2000.

Spesso gli interventi non riguardano un unico edificio ma intere aree deindustrializzate, come il porto di Düsseldorf. Dopo la chiusura della produzione da parte di numerose industrie, il “medienhafen” è stato oggetto di una vera e propria riqualificazione. Ad architetti di fama mondiale tra cui Frank O. Gehry, David Chipperfield, Joe Coenen, è stato assegnato il compito di ridisegnare l’intera area; essi hanno radicalmente modificato lo skyline della città tedesca, prestando attenzione a banchine, scale, ringhiere, tracce della ferrovia e resti di alcune gru, diventati elementi decorativi che legano le nuove architetture alla storia del luogo.

 

 

Il Lingotto di Torino, definito da Le Corbusier come “uno degli spettacoli più impressionanti che l’industria abbia mai offerto”, sede produttiva della FIAT fino al 1982, è stato trasformato da Renzo Piano in polo multifunzionale.

Corbusier

Le Corbusier al Lingotto, 1934

Il recupero dei 250mila metri quadri, partito nel 1983 con l’Auditorium, si è concluso con non poche difficoltà nel 2003, dopo la realizzazione di Hotel, un centro commerciale con cinema, la pinacoteca Giovanni e Marella Agnelli e perfino un polo fieristico. A sottolineare la connotazione industriale dell’edificio, la caratteristica pista sul tetto, realizzata nel 1919 per le prove delle autovetture, è rimasta intatta.

L’estetizzazione, il contrasto tra tradizione ed innovazione, caratterizza il recupero di molte aree e architetture industriali, le quali spesso diventano laboratori multidisciplinari, poli culturali, centri studi, musei e tanto altro. Tuttavia la tutela deve comprendere non solo l’oggetto edilizio ma anche la storia ad esso legata, a tal scopo è stata istituita la Banca dati per il patrimonio storico industriale dell’Emilia Romagna, un progetto ancora ad un stadio larvale, ma che rappresenta un vero e proprio work in progress che auspica nella collaborazione tra cittadini e professionisti.

L’obiettivo è quello di documentare, catalogare in modo sintetico il patrimonio industriale per fornire a studiosi, turisti e sopratutto ai progettisti una conoscenza che permetta di dare nuova vita ad un luogo e costruire nuove identità che non siano atti di cancellazione.

di Andrea D’Esposito

(in copertina: L’ex Manifattura Tabacchi a Bologna)

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