Pier Luigi Nervi: la struttura oltre lo stile


Ricerche tipologiche per una sincerità costruttiva

In quanto a quello che si può chiamare il problema stilistico dell’Architettura, mi sembra che il migliore modo per superarlo sia forse l’ignorarlo. L’Architettura, a mio modo di vedere, dovrebbe essere assolutamente libera da ogni indirizzo preconcetto. Ogni aggettivo che tenda a determinarla (razionale, funzionale, classica, romana) non fa che diminuirla e mettere in pericolo quello che proprio si vuol ottenere: una nostra espressione sincera, potente ed indistruttibile.

Pier Luigi Nervi, Per l’autarchia. I problemi economici delle costruzioni e la politica dell’architettura, 1938

 

La mostra attualmente in corso all’Urban Center di Bologna, Pier Luigi Nervi: gli stadi per il calcio, rappresenta un’occasione per approfondire la figura del grande ingegnere-architetto che, a quasi quarant’anni dalla morte, riesce ancora a far parlare di sé.

Nervi, nato a Sondrio nel 1891, si forma presso la Scuola di Applicazione per Ingegneri di Bologna, fondata nel 1875. Tale istituzione costituiva un importante centro di ricerca nel campo della Scienza delle Costruzioni, il cui esponente principale era Silvio Canevazzi, con il quale Nervi si laurea nel 1913. Questo forte legame con l’Accademia bolognese, da sempre in grado di unire la cultura tecnica con quella umanistica, è il motivo che ha condotto alla scelta di Bologna come prima sede della mostra. Nervi, infatti, non si distacca mai da questo modo di pensare all’arte di costruire, che non è calcolo puramente ingegneristico, né semplice atto creativo.  Il suo grande talento non deriva esclusivamente dalla precisione numerica con la quale si verificano le strutture, ma nasce da un forte intuito strutturale, che lo avvicina con naturalezza al costruito.

L’ideazione di un sistema resistente è atto creativo che solo in parte si basa su dati scientifici; la sensibilità statica che lo determina, se pure necessaria conseguenza dello studio dell’equilibrio e della resistenza dei materiali, resta, come la sensibilità estetica, una capacità puramente personale.

Pier Luigi Nervi, Scienza o arte del costruire?, 1945

La sua personalità poliedrica, che ha spaziato in diversi ambiti tipologici, dagli stadi per il calcio ai luoghi di culto, si è sempre distinta per il suo isolamento culturale dal dibattito stilistico architettonico del tempo. Non volendo identificarsi con nessun movimento dell’epoca, Nervi ribadisce la propria indipendenza dai modelli contemporanei e dall’ossessiva ricerca verso una nuova architettura. Tuttavia, questo per lui non significa osservare noiosamente il passato, ma basarsi su principi strutturali che siano sinceri e funzionali, per evitare il più possibile un decorativismo superfluo.

Kahn

Louis I. Kahn

Idee simili sono riscontrabili nell’opera di Louis. I. Kahn, che negli stessi anni, in America, affermava che lo scheletro gigantesco della struttura può rivendicare il diritto di essere ammirato; non deve più essere rivestito per catturare lo sguardo. (Monumentality, 1944)

Anche se non è possibile tracciare un collegamento diretto tra i due architetti, vi sono evidenti assonanze tra le rispettive opere, sia dal punto di vista materico e strutturale, sia per quanto riguarda i principi guida della costruzione. Questo suggerisce un probabile contatto, anche se indiretto, tra gli studi di Kahn e Nervi.

Il distacco culturale di Nervi si riscontra sopratutto in Italia: se all’estero ottiene importanti riconoscimenti e incarichi, in particolare in seguito alle Olimpiadi di Roma del 1960 e alla costruzione dello stadio Flaminio, in patria viene isolato ai margini della committenza delle grandi opere. Lui stesso cerca di allontanarsi dall’ambiente accademico, ancora legato ai modelli ottocenteschi, soprattutto a partire dal periodo fascista. Non a caso, l’unico stadio che Nervi costruisce durante il ventennio è il Berta di Firenze, che vince il concorso non perché riconosciuto come innovativo, ma grazie all’economicità del progetto.

Tale stadio, nonostante la notorietà, non è l’unico che Nervi progetta: numerosissime sono le proposte di stadi per il calcio non realizzate. La sua ricerca tipologica è continua e lo accompagna fino agli ultimi anni della sua vita, con il visionario progetto del Kuwait Sports Centre.

Kuwait Sports Centre

Kuwait Sports Centre

Egli, infatti, porta avanti il suo modello costruttivo ideale e lo declina a seconda delle necessità funzionali dell’opera. Non c’è da stupirsi se la medesima tipologia viene riportata in città e in contesti differenti, poiché la sua ricerca è focalizzata ad una struttura adatta a soddisfare le esigenze di una specifica attività, indipendentemente dal sito. Un’eccezione si riscontra nel piccolo stadio di Taormina, dove Nervi, seppur ripresentando forme note, tenta di avvicinare la funzionalità dell’opera al paesaggio naturalistico circostante, ovvero trasformando la copertura delle gradinate in una piazza sul mare.

 

 

Grazie a questa mostra si può comprendere a fondo il metodo progettuale di Nervi, che non solo per una vita intera è stato in grado di rielaborare strutture e materiali con eleganti soluzioni tecniche, ma non ha neanche mai tralasciato la ricerca del bello nelle sue opere.

Le Corbusier e Nervi

Le Corbusier e Nervi

Gli ingegneri fanno dell’architettura perché impiegano il calcolo derivato dalle leggi della natura, e le loro opere ci fanno sentire l’ARMONIA. C ’è dunque un’estetica dell’ingegnere, poiché nel calcolo è necessario qualificare certi termini dell’equazione, ed è il gusto a intervenire. Ora, mentre si maneggia il calcolo, si è in uno stato di spirito puro e, in questo stato dello spirito, il gusto prende cammini sicuri.

Le Corbusier, 1923

 

 

di Elena Bresciani e Sofia Nannini

 

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