Álvaro Siza. Inside the human being


Una mostra sull’architetto portoghese al MART di Rovereto

Ognuno dei miei progetti vuole impossessarsi, con il maggior rigore, di un’immagine fugace con tutte le sue ombre; nella misura in cui riesce ad afferrare questa qualità che sfugge alla realtà, il disegno risulterà più o meno chiaro e sarà quanto più vulnerabile tanto più preciso sia.
(A.Siza, Sul mio lavoro, in Álvaro Siza. Tutte le opere, Electa, Milano 1999, p.73)

Fino all’8 febbraio 2015 il MART di Rovereto ospita una mostra dedicata all’architetto portoghese Álvaro Siza (vincitore nel 1992 del Premio Pritzker) a cura di Roberto Cremascoli, con la partecipazione di Álvaro Siza e di Chiara Porcu, responsabile dell’archivio dell’architetto portoghese.

Primo piano. Álvaro Siza inside the human being.

Si entra, a destra la sua biografia e i suoi disegni, i suoi disegni di viaggio. Rigorosamente fatti con una semplice bic ritraggono puntigliosamente ciò che circonda l’architetto portoghese, il quale è sempre presente all’interno di ogni suo singolo disegno sotto forma di una mano e un taccuino. Berlino, Mosca, Londra, Palermo, Roma, Venezia. C’è molta Italia nei disegni di Siza, un’Italia che ha visitato interamente nel 1977 facendo il giro delle facoltà di architettura italiane che in quel periodo erano in subbuglio a causa di esperimenti di autogestione da parte degli studenti, portando con sé l’esperienza legata alle brigate SAAL. A sinistra i suoi “oggetti domestici”. Alle pareti della sala dedicata le foto dei suoi progetti, da quelli più noti come il quartiere Malagueria di Evora e il Block 121 “Bonjour tristesse “ a Berlino, ai più recenti (e incompleti) come la Stazione metropolitana “Municipio” di Napoli e la ristrutturazione del MADRE sempre a Napoli, passando per quelli meno noti come il progetto per Piazza Matteotti a Siena (mai realizzato). Nel mezzo della sala i plastici, tanti plastici.

 

Alvaro SizaPercorrendo la stanza è impossibile non cogliere l’essenza e i punti cardine dell’opera di Siza. Un’ampia parte di parete è dedicata alla sua opera maggiore che è anche quella che lo rappresenta appieno: il quartiere Malagueria di Evora. Le fotografie di quest’ultimo riescono ad esprimere bene l’idea di un’architettura paragonata dallo stesso Siza ad un lenzuolo bianco e pesante a cui nulla sfugge, e che rivela mille cose a cui nessuno prestava attenzione: rocce emergenti, alberi, muri, sentieri, lavatoi e cisterne e solchi d’acqua, costruzioni in rovina, scheletri di animali.

 

Alvaro SizaCon il suo lenzuolo bianco, Siza riprende e reinterpreta uno dei caratteri distintivi delle avanguardie razionaliste (bianca è Villa Savoye di Le Corbusier o villa Tugendhat di Mies van der Rohe, bianca è la Siedlung del Weissenhof), non dimenticandosi delle tipologie tradizionali dell’architettura portoghese.

Conservando la modesta altezza delle case Siza sottolinea la realtà clandestina dell’intero quartiere prima che lui vi intervenisse; l’identità positiva, e non negativa di ghetto, viene preservata.
Le architetture che Siza ha messo in scena nel piccolo centro storico di Salemi (TP) e le foto relative a queste sono quelle che maggiormente mi sono piaciute; è incredibile come delle “semplici” scale di un bianco puro, liscio possano fondersi con la pietra locale color ocra, grezza, ruvida esaltandola, e far da cornice ai bellissimi scorci che Salemi offre al curioso visitatore. Le scale bianche si allungano, si accorciano, si assottigliano, seguono l’inclinazione del suolo, scompaiono in questo.

Alvaro Siza

Potrei definire i plastici presenti al centro della sala costituiti da “elementi improvvisi”; e così, affacciandosi al plastico del Serralves Museum of Contemporary Art, si può notare una finestra incassata nel corpo principale che affaccia su un muro pieno, che sembra quasi prendere in giro il visitatore, e soltanto uscendo sul piccolo terrazzo triangolare affacciarsi sull’esterno, oppure ammirare l’interminabile tunnel progettato per accogliere il celebre Guernica e Mujer Embarazada di Picasso. Quest’ultimo progetto ricorda molto la Fondazione Ibere Carmago con i suoi bracci che spuntano fuori dal corpo principale e le finestre quadrate, piccolissime e ritagliate dentro i massimi muri bianchi che permettono di intravedere l’esterno.

Di elementi inattesi, di un’attenzione ai dettagli ma ancora di più all’identità del contesto, è fatta l’architettura di Siza Veira.
Come diceva Rafael Moneo ai suoi studenti di Harvard l’architettura di Siza parte dall’esplorazione della realtà immediata, al fine di conoscerne i segreti più intimi: il che consentirà poi di trasformare l’ambiente circostante agendo dal di dentro (Rafael Moneo, Inquietudine teorica e strategia progettuale nell’opera di otto architetti contemporanei, Electa, 2012 terza edizione, Milano, p. 171).

Niente parametricismo per Siza!

Per quanto riguarda l’allestimento, quest’ultimo si presenta molto semplice, quasi minimal, costituito da cornici nere capaci di far risaltare i disegni di viaggio dell’architetto, e con molle fermacarte a doppia click Foldback, che sorreggono le foto dei suoi vari progetti realizzati.

Per concludere, la bella mostra allestita al MART ripercorre, ma soprattutto riesce a spiegare, l’opera complessa di un grande maestro.

di Angela Rosa

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