Architettura periferica: una chiesa di Giuseppe Vaccaro


Eleganza e linearità ai margini di Bologna

All’interno di un quartiere periferico e ordinario, costellato da numerosi palazzi costruiti negli anni del boom economico e da ampie strade di collegamento verso la tangenziale, si eleva un’architettura sobria e elegante, che da oltre mezzo secolo vive ai margini dei riflettori cittadini. La chiesa salesiana di Don Bosco, progettata da Giuseppe Vaccaro, è stata costruita nel 1969, quando ancora i terreni circostanti facevano parte della campagna.

Una buona architettura, infatti, non ha bisogno di un costante afflusso di turisti e di fotografi per essere definita tale; una buona chiesa, come questa, non ha bisogno di mettersi in mostra come se fosse una cattedrale. La sua funzione è quella di essere il punto di riferimento per il quartiere, per tutti coloro che vi si recano con lo scopo preciso di ritrovare un perduto senso di comunità.

L’architetto Vaccaro, con quest’opera, una delle ultime della sua carriera, ha voluto enfatizzare con brillante maestria la potenza dei particolari e dei materiali. Il mattone, elemento principale che si ripete all’esterno e all’interno e che ricorda la tradizione bolognese, si scontra con l’uso diffuso del legno e delle strutture metalliche. Esternamente, la chiesa colpisce per la propria verticalità e per la presenza di un’alta torre che ricorda la Facoltà di Ingegneria di Bologna. All’interno, invece, giochi di luce e di materiali amplificano lo spazio, trasformando l’aula in una vera e propria piazza coperta. Il soffitto sospeso in lamelle di rame permette alla luce di riflettersi in modi diversi durante la giornata; la grande parete in legno è in realtà un enorme diaframma che separa l’aula principale dalla piccola cappella laterale.

Questa chiesa rappresenta ciò che l’architettura può davvero fare per un luogo, anche se minuto e marginale. La sua semplice maestosità si scontra con i canoni dell’architettura contemporanea; non vuole stupire, né apparire, né tantomeno nascondere la struttura dietro a sfavillanti superfici cromate. Vaccaro, infatti, ha voluto creare uno spazio di raccolta e di preghiera, di incontri e di silenzio, senza esagerare nelle finiture, senza distinguersi troppo dall’atmosfera del quartiere.

La chiesa di Don Bosco è così come la si osserva e la sua grandezza sta proprio nell’assenza di esagerazioni e di maschere; così l’architettura dovrebbe essere: un insieme di tratti definiti e lineari, che non hanno bisogno di grandi critici per vivere a lungo, né di elementi scintillanti per essere notati.

 

di Sofia Nannini

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