Contaminazioni: dialogo sull’arte e sull’architettura


Edarchibo incontra Duetoart

Il mio intento primario è quello di avvicinare all’arte contemporanea i miei coetanei e i più giovani. Essa non è inavvicinabile, incomprensibile, lontana dalle persone che non sono esperte, l’arte è proprietà di tutti, un regalo che l’umanità ci ha dato, basta avere la voglia di saperla apprezzare.

Così si presenta nel suo blog DuetoArt, la 22enne Maria Ludovica Antichi, laureata in Beni Culturali e amante dell’arte contemporanea.

Incuriosita dalla sua passione, dalle meravigliose mostre da lei visitate e dalle intriganti foto che appaiono sul suo blog, l’ho contattata per un’intervista. Dal nostro incontro nasce questo dialogo, con un tema di fondo: il rapporto tra arte e architettura. Il nostro obiettivo è invogliare, coetanei e non, ad avvicinarsi a un mondo che non è poi così lontano.

 

Frieze Art Fair @Londra

Frieze Art Fair @Londra

 A.D. : Cosa spinse gli uomini nel paleolitico a dipingere scene di caccia sulle pareti, perché Michelangelo iniziò a scolpire il marmo, cosa ha portato Jeff Koons a realizzare il “Balloon Dog”? In generale perché l’uomo sente l’esigenza di realizzare opere d’arte?

M.L.A.: L’essere umano sin dalla sua comparsa sulla terra ha voluto lasciare delle tracce di sé, del suo passaggio, spesso anche in modo inconsapevole. E’ insito nella natura dell’uomo il desiderio di volersi esprimere. Quando la nostra generazione sarà scomparsa, quella successiva vedrà con i propri occhi e toccherà con le proprie mani quello che noi abbiamo creato. Ogni canale di espressione è inoltre lo specchio di un pensiero non solo individuale ma anche collettivo. L’arte e l’architettura sono in questo senso sorelle: sono testimonianza di un’epoca storica, di una società, di un clima culturale e politico.

 

Cantine Antinori @Località Bargino, San Casciano Val di Pesa, Firenze


Cantine Antinori @Località Bargino, San Casciano Val di Pesa, Firenze

A.D.: Adolf Loos sosteneva che l’architettura non è un’arte, poiché qualsiasi cosa serva a uno scopo va esclusa dalla sfera dell’arte. Partendo dalla tua considerazione di “fratellanza” tra arte e architettura, quando l’architettura diventa una forma d’arte?

M.L.A.: Ritengo che l’aspetto più affascinante dell’architettura sia proprio il fatto che in essa creatività e razionalità convivono in un’unica anima. Non penso che l’arte sia così lontana da essa; se pensiamo ai grandi architetti che hanno operato nel corso dei secoli, quelli che oggi vengono più apprezzati sono coloro che hanno cambiato le regole del gioco, anticipando i tempi e creando forme innovative, osando per esprimere la loro visione, proprio come accade in ambito artistico.

 

 

 

 

A.D.: Il 21 Ottobre 2014 è stata inaugurata la Fondazione Louis Vuitton, un centro culturale che ospita 11 gallerie espositive e un auditorium. Il nuovo edificio firmato da Frank Gehry, nato con l’obiettivo di sostenere l’arte contemporanea, è solo l’ultimo degli edifici progettati per ospitare opere d’arte e installazioni. Per quale motivo nasce l’esigenza di costruire un’architettura grandiosa?

M.L.A: Il motivo che può sembrare il più banale è anche il più vero: arte e architettura dialogano alla perfezione. Sono molti i casi in cui vengono coinvolti grandi architetti per la realizzazione di spazi espositivi – Tadao Ando a Punta della Dogana a Venezia, Renzo Piano alla Fondazione Beyeler di Basilea, lo studio Herzog & de Meuron per lo Schaulager sempre a Basilea e tornando indietro nel tempo non dimentichiamo il Guggenheim Museum a New York, realizzato da Frank Lloyd Wright – questo perché coloro che hanno deciso di investire sull’arte hanno deciso anche di investire su un progetto architettonico che potesse dare un valore aggiunto ai capolavori artistici che esso racchiude. Da sempre nel corso della storia le opere d’arte tendono ad essere inserite in spazi maestosi, si cerca il modo migliore per poterle glorificare.

Il discorso d’altra parte è biunivoco: oggi in particolare si tende a valorizzare una determinata location, non solo grazie al design, ma anche attraverso l’arte. Sono molti gli edifici pubblici, gli alberghi o i locali al cui interno si trovano opere d’arte questo perché l’arte arricchisce l’architettura, e l’architettura arricchisce l’arte.

 

PANGEA: NEW ART FROM AFRICA E LATIN AMERICA. @Londra, Saatchi Gallery

PANGEA: NEW ART FROM AFRICA E LATIN AMERICA. @Londra, Saatchi Gallery

A.D.: Tra le mostre e i musei che ho visitato spesso c’è una relazione molto stretta tra le installazioni e l’architettura che le ospita, a tal punto che un’opera potrebbe perdere di significato se estirpata da quel contesto. Mi viene subito in mente Alfredo Pirri e le sue installazioni “Passi”, i padiglioni estivi della Serpentine Gallery di Londra, o ancora “In Orbit installation” di Tomás Saraceno a Düsseldorf. Quali sono, tra le strutture che hai visitato, gli esempi più significativi?

 

M.L.A.: Lo spazio non dovrebbe mai scavalcare l’opera, ma le installazioni dall’altra parte vivono proprio in relazione all’architettura che le accoglie. Se pensiamo all’Hangar Bicocca a Milano: le torri di Anselm Kiefer, che sorgono nella penombra, non possono che estasiare chiunque vi si trovi davanti. In casi come questo l’artista ha realizzato l’opera in situ, ovvero l’ha ideata pensando allo spazio che avrebbe dovuto darle asilo. Anche la Turbine Hall della Tate Modern a Londra nasce per l’allestimento di installazioni di grande dimensioni e di opere realizzate in situ su commissione del museo. In linea generale sono molti gli artisti che tendono a giocare con lo spazio, trasformandolo con il loro intervento, pur lasciandolo intatto: è come una magia.

Uno degli spazi espostivi in che più preferisco, in questo senso, è il Palais de Tokyo a Parigi. Oltre alla qualità delle mostre presentate è per me interessante notare come lo spazio di volta in volta venga modulato a seconda delle mostre allestite, per la maggior parte installazioni su grande scala. L’involucro è sempre lo stesso, eppure la percezione che si ha di esso ogni volta cambia.

Basilea: Art Basel @Basilea

Basilea: Art Basel @Basilea

 

A.D.: Ora sei a Londra per svolgere un tirocinio presso una piattaforma online dedicata al collezionismo e gestita da un team under 26, ARTUNER. Da italiana ti sarai sicuramente accorta del grande gap che intercorre tra la nostra realtà e quella londinese. Cosa sogni per l’Italia del futuro?

M.L.A.: La cosa che più mi rattrista è vedere come il nostro paese denigri e declassi campi come quello dell’arte, cultura, architettura e design. L’Italia è un gioiello nel mondo, una meraviglia che racchiude tesori invidiati da tutti. Potremmo vivere solo di questo, di quello che già abbiamo. Quello che poi mi lascia sconcertata, quando parlo con i giovani, è vedere come siano così pochi quelli che hanno una minima idea di quello che si trova intorno a loro. Per fare un esempio a due passi da Modena, la mia città, si trova Palazzo Te a Mantova, che è un capolavoro assoluto; eppure sono pochissime le persone che la domenica prendono la macchina per andare a vederlo. Qui a Londra i musei, le gallerie e gli spazi espositivi in generale sono pieni di giovani, entusiasti e curiosi. Dovremmo cercare di portare più rispetto verso quello che non si conosce e aprire un po’ di più la mente, farci guidare dalla curiosità. Viaggiare ti regala così tanti stimoli, perché non andare a vedere una bella mostra e visitare nuovi posti? Oggi il mondo è così piccolo, le distanze così corte. Io sogno un’Italia che risplenda ancora delle bellezza artistiche che possiede, perché sono davvero fiera di fare parte di questo paese; lo amo e vorrei che le potenzialità che porta in seno siano sfruttate al meglio.

di Andrea D’Esposito

 

Un pensiero su “Contaminazioni: dialogo sull’arte e sull’architettura

  1. Seguo da tempo questo blog, per tenermi aggiornata sulle ultime mostre e sulle fiere d’arte contemporanea che spesso purtroppo non riesco a seguire.
    le bellissime foto sono sempre accompagnate da un commento puntuale e preciso. 👍

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