Progetto Emilia: laboratorio di Architettura e Composizione Architettonica II


La conservazione della memoria

“Mi parve che la campagna piangesse” scriveva Antonio Delfini in una delle sue intense narrazioni dedicate alla vasta pianura della sua provincia. In questa profetica verità è racchiuso il doppio sconvolgimento colto dallo scrittore modenese: da una parte le pesanti trasformazioni sociali, urbanistiche, infrastrutturali, economiche e quindi culturali alle quali l’autore di Ritorno in città assisteva afferrando al tempo stesso la grazia e la “assoluta novità” di una natura mutevole, suggestiva, mischiata nella nebbia, e dall’altra l’anticipazione, come in una visione allucinata, di un disfacimento che nel maggio 2012 ha poi realmente turbato questi luoghi. Il devastante terremoto che ha colpito l’Emilia si è manifestato in tutta la sua drammaticità con i morti che rappresentano la più dolorosa conseguenza di quanto accaduto. Il sisma ha però cancellato anche una precisa identità culturale del paesaggio, avendo travolto diffusamente la campagna e i paesi, abbattendo le case rurali sparse, i monumenti, i capannoni industriali e artigianali, danneggiando irreparabilmente i centri antichi e le aree produttive, distruggendo le chiese.

E’ nei contenuti storici e artistici espressi dalle architetture del territorio agricolo padano che occorre fondare le linee di guida per la ripresa: nel cogliere cioè la peculiarità di queste terre, per preservarla. Sono state ferite tre Regioni: l’Emilia in maniera più estesa, in particolare le terre dell’antico e nobile Ducato estense, raffigurate negli sfondi pittorici di Guercino, ma il terremoto è giunto con i sui disastri fino alla Lombardia e al Veneto di Palladio. Con la distruzione causata dal terremoto siamo stati chiamati ad essere protagonisti di un preciso momento storico: dobbiamo ricostruire una nuova identità sulle macerie di quella distrutta e dobbiamo quindi chiederci come definire tale identità, nella quale si dovrà riconoscere la popolazione emiliana. Il punto fermo sarà certamente la conservazione della memoria.

I progetti degli studenti al corso ARCHITETTURA E COMPOSIZIONE ARCHITETTONICA II della Laurea Magistrale in Ingegneria Edile e Architettura a Bologna riprende letteralmente il titolo del libro scritto da Aldo Rossi e illustrato da Luigi Ghirri nel 1984. In quel lavoro, progetti, fotografie, dipinti, disegni tessono un affresco variegato ed esatto di un contesto descrivibile per temi architettonici, preesistenze, valori storici tramandati che il terremoto ha fortemente compromesso e che la ricostruzione rischia con indifferenza di rimuovere in absoluto. Aldo Rossi nel comporre analogie tra i suoi progetti e le architetture uniche di quella “patria” individuava nella “commistione tra campagna e città, tra terra e acqua” la fondamentale singolarità su cui conformare i progetti per l’Emilia, di cui il complesso di Fiera Catena, con le sue fabbriche antiche e moderne è il paradigma d’eccellenza. Per tale motivo, i lavori degli studenti si formano con progetti recenti per l’Emilia, con fotografie, con documenti storici, allineando il tempo presente a quello passato, nell’aspirazione che le tracce superstiti siano il segno per riconfigurare il futuro. Le piantate, gli impianti rurali delle Partecipanze, le ville a torre, “gli infiniti campanili dei paesi”, le rocche, le case sparse nella “solitudine della pianura” sono le parti costitutive della “Bassa, la cui vegetazione rigogliosa, coi campi simmetricamente divisi da lunghi filari di alti alberi vitati, e di tanto in tanto cosparsi da pioppe cipressine, dà l’idea di un’enorme infinita città signorile, mai apparsa e mai distrutta, la cui fondazione venne rimandata migliaia di anni fa ad epoca migliore a tempi più felici”. In queste ultime citazioni di Delfini è nuovamente compresa la sostanza delle architetture padane.

Questo lavoro infine si giustifica come continuazione di una delle ripartenze per il lungo percorso di sensibilizzazione verso la storia e la tradizione di questa terra avviata dal Laboratorio “Ricerca Emilia” con la mostra itinerante Interno perduto. L’immanenza del terremoto: le fotografie di Giovanni Chiaramonte, che dipingono la luce, mostrano le architetture distrutte e il dramma della nostra terra, ma ne risaltano anche la sua particolare bellezza. E in questa bellezza cogliamo la speranza di una nuova rinascita. Il ciclo fotografico di Chiaramonte è l’esito di un viaggio in Emilia intrapreso nei giorni immediatamente successivi allo sfregio, quando le cose non sono ancora state rimosse, spostate, velocemente dimenticate e quando l’immanenza della vita e del terremoto si presenta in tutta la sua verità, prima di svanire e trasformare per sempre il significato originale in un altro irrimediabilmente diverso e lontano.

Matteo Agnoletto

(docente titolare della cattedra di Architettura e Composizione Architettonica II, Università di Bologna)

A seguire una selezione dei progetti sviluppati dagli studenti durante il corso.
Temi progettuali: La torre rurale; La torre urbana; La torre e il rudere; La torre e l’infrastruttura.

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