ro[BO]tech: il team e il concetto di network


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Logo del team

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Il team ro[BO]tech nasce nell’aprile 2012 in occasione del corso di Architettura e Composizione Architettonica 3 del Corso di Laurea in Ingegneria Edile/Architettura dell’Università di Bologna tenuto dal Prof. Ing. Alessio Erioli e composto da quattro studenti: Giulia Bottura, Ilaria Fiorini, Pier Luigi Forte e Lorenzo Natali. Una piccola rivelazione sull’origine del nome del team è doverosa: la robotica, intesa come automazione e interazione uomo-macchina, presenta in questi due aspetti un’assoluta analogia con la nostra idea dell’architettura del futuro, tema di studio del corso.

Riflettendo sull’evoluzione a cui sarà giunta l’architettura tra 100 anni è inevitabile pensare all’influenza che lo sviluppo tecnologico avrà su di essa, consci del fatto che la tecnologia si evolve a velocità esponenziale, non regolare. L’architettura del futuro vivrà una vita auto generativa, capace di esprimersi e comportarsi autonomamente in sintonia con l’utenza (automazione dell’architettura).

Partendo dagli stessi presupposti, la separazione tra tecnologia e organismo, non sarà più così netta ed evidente come lo è attualmente: la tecnologia sarà sempre più modellata e adattata all’organismo, con l’obiettivo di rendere l’elemento tecnologico del tutto simile all’elemento organico, superando così il distacco tra naturale e artificiale. La robotica mira al miglioramento della qualità della vita dell’essere umano, basti pensare al campo medico, e necessariamente deve fare altrettanto l’architettura, riconoscendo nella tecnologia un’opportunità e una risorsa unica (interazione architettura-tecnologia).

Un laboratorio di Supercomputers al lavoro Fonte: http://jdconsultoria.wordpress.com/about/

Un laboratorio di Supercomputers al lavoro

Per quanto riguarda le connessioni tra gli utenti, i social network e il web, con la loro integrazione nella strumentazione digitale, rappresentano un abbattimento della distanza culturale, fisica e conoscitiva tra l’individuo e ciò che lo circonda. La sperimentazione che Google sta attuando con i Glass, ci fa rendere conto di come l’esperienza dello spazio, elemento cardine del linguaggio architettonico, è e sarà sempre più intuitiva e immediata. Se pensiamo, poi,  al fatto che i SuperComputer sviluppati da numerose case informatiche attualmente siano in grado di simulare circa il 5% del cervello umano, allora ci rendiamo conto che la ricerca è volta alla possibilità di replicarlo, cioè a ricrearne lo stesso livello di complessità e di potenzialità. Particolare menzione va fatta per Henry Markram, neuroscienziato israeliano, direttore dello Human Brain Project di cui è interessante citarne la vision:

Understanding the human brain is one of the greatest challenges facing 21st century science. If we can rise to the challenge, we can gain profound insights into what makes us human, develop new treatments for brain diseases and build revolutionary new computing technologies. Modern computing technology has brought these goals within sight. ICT is ready to give us a completely new understanding of the brain and its diseases; understanding the brain will lead inevitably to radical innovation in computing.

(Capire il cervello umano è una delle più grandi sfide della scienza del 21° secolo. Se siamo in grado di raccogliere la sfida, possiamo ottenere profonde intuizioni in ciò che ci rende umani, lo sviluppo di nuovi trattamenti per le malattie del cervello e creare nuove tecnologie di calcolo rivoluzionarie. La tecnologia informatica moderna ha identificato questi obiettivi. L’ICT è pronto a darci una nuova comprensione del cervello e delle sue malattie; la comprensione del cervello porterà inevitabilmente a una radicale innovazione nell’informatica.)

Fonte: http://www.humanbrainproject.eu/vision.html

Nel 2012 il 5% del cervello umano è stato simulato, tra 100 anni cosa saranno in grado di replicare questi SuperComputer?

Di fronte a un tema così complesso come quello proposto dal corso, la riflessione, che è partita dall’analisi sopra citata sul futuro tecnologico, si è protratta sul tema dell’interconnessione. Una personalità di spicco è stata fondamentale per la formulazione della nostra idea progettuale: Kevin Kelly. Noto ai più per essere stato fondatore e redattore esecutivo della rivista Wired che da anni rappresenta una delle principali risorse per il panorama scientifico, digitale e non solo, si tratta anche dell’autore di uno dei testi più avveniristici e illuminanti dell’economia intesa come sviluppo futuro della società: New Rules for the New Economy. Un testo pubblicato per la prima volta nel 1999, ma di straordinaria attualità e, anzi, probabilmente un saggio che va ben oltre l’attuale e si spinge a una visione molto realistica del futuro. In particolare un’ispirazione notevole è scaturita da queste parole:

We now live in a new economy created by shrinking computers and expanding communications. Everyday we see evidence of biological growth in technological systems. This is one of the marks of the network economy: that biology has taken root in technology. And this is one of the reasons why networks change everything.

(Oggi viviamo in una nuova economia creata da computer sempre più tascabili e dall’espansione delle comunicazioni. Ogni giorno vediamo la prova della crescita biologica nei sistemi tecnologici. Questo è uno dei segnali della network economy: che la biologia ha messo le radici nella tecnologia. E questo è uno dei motivi per cui le reti cambiano tutto.)

Fonte: http://www.kk.org/newrules/contents.php

Il sistema di connessioni globali di Facebook Fonte: http://www.techgeekguy.com/2010/12/how-connected-our-world-through-eyes-facebook/

Il sistema di connessioni globali di Facebook

Kevin Kelly, nel capitolo 2 del suo testo, introduce quindi il concetto di network economy. Un network è propriamente un insieme di elementi connessi; coloro che come me sono dei Millennials, cioè nati tra gli anni ’80 del secolo scorso e i primi anni duemila, non possono far altro che pensare a internet e ai computer networks. Questo collegamento non è affatto immediato e scontato, anzi, è figlio del fatto che la nuova generazione ha vissuto e sta vivendo appieno ciò che Kelly prevede nel suo testo e che si rivelerà sempre più nel corso degli anni. L’economia del futuro, e quindi la società, la cultura, il modus vivendi del futuro, vedrà gli utenti di tutto il mondo collegati. Elementi chiave saranno il real time, il live, l’intelligenza artificiale. Per meglio comprendere la relazione tra la teoria di Kevin Kelly, la “robotica architettonica” da noi coniata e gli studi di Henry Markram e non solo, ci avvaliamo della teoria di Jeffrey Stibel come collante tra di essi:

The Internet is more than just a series of interconnected computer networks: it’s the first real replication of the human brain outside the human body.

(Internet è più di una sola serie di reti di computer interconnessi: è la prima replica reale del cervello umano al di fuori del corpo umano.)

Fonte: http://www.wiredforthought.com/the_book.html

The Internet is a Brain Fonte: http://modha.org/blog/2009/11/post_3.html

The Internet is a Brain

Per capirne il significato profondo andiamo per gradi. Studi recenti, portati avanti da Larry Swanson e Richard Thompson dell’Università della South Carolina (USA), hanno dimostrato che la modalità con cui opera il cervello è molto più simile al sistema internet piuttosto che a un’azienda di tipo top-down. Nel senso che le vecchie teorie erano portate a pensare che all’interno del cervello vi fosse una sorta di gerarchia, per cui lo scambio di informazioni tra neuroni fosse perfettamente organizzata e, quindi, prevedibile. Ma attraverso l’uso di sostanze in grado di evidenziare tali percorsi, Swanson e Richardson hanno potuto vedere che tale rigore e tale ordine non è assolutamente verificato e il comportamento dei neuroni è molto più comparabile a quello di internet. Quindi, internet, che noi assumiamo definito come sistema di connessioni globali, è funzionalmente analogo a un sistema di neuroni, ossia il cervello, di tipo bottom-up. Nic Lucas, nel suo blog, riprende la teoria di Stibel in un post dal titolo The internet is a brain, elencando una serie di analogie tra cervello e internet molto intuitive ed esplicative, riassumendole:

  1. Il cervello è un vasto network di neuroni interconnessi e internet è un vasto network di computer interconnessi;
  2. Il cervello riguarda la comunicazione tra neuroni e internet riguarda la comunicazione tra computer;
  3. Sia il cervello che internet riguardano la comunicazione degli esseri umani;
  4. L’unità funzionale del cervello è la sinapsi, cioè la connessione tra due neuroni, e l’unità funzionale di internet è l’hyperlink, cioè la connessione tra due pagine web;
  5. Più informazioni passano attraverso la sinapsi, più essa si fortifica; più traffico passa attraverso l’hyperlink, più quel percorso si fortifica;
  6. Il nostro cervello usa dei filtri per ridurre la confusione e focalizzarsi su alcune informazioni, lo stesso fa internet
  7. Sia il cervello che internet ci fanno rendere coscienti di determinate informazioni solamente nel momento in cui esse attraversano tali filtri;
  8. Quando il cervello è cosciente delle nuove informazioni, amplifica la sua analisi per darci maggiori informazioni; la stessa cosa fa l’utente in internet quando condivide o promuove certe informazioni ai propri contatti.

Si è, quindi, riconosciuto nel concetto di network, connessione, la chiave per aprire la porta sul futuro; si parlerà successivamente, in un altro articolo, della genesi e sviluppo del progetto R+D Reaction & Diffusion che il team ro[BO]tech ha realizzato a partire da queste premesse e che è stato esposto alla 13a Mostra Internazionale di Architettura presso il Padiglione Sloveno della Biennale di Venezia 2012 e all’esposizione per Maribor Capitale Europea della Cultura 2012.

Pier Luigi Forte

Fonti per approfondire:

http://www.humanbrainproject.eu

http://www.kk.org/newrules/contents.php

http://blogs.hbr.org/stibel/2008/06/the-internet-is-a-brain.html

http://www.bbc.co.uk/news/science-environment-10925841

http://niclucas.com/blog/internet-is-a-brain

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