La Biblioteca “Walter Bigiavi” dell’Università di Bologna


In occasione di “ArteLibro – Festival del Libro d’arte 2012”, il Sistema Bibliotecario di Ateneo ha riproposto per il terzo anno, rinnovandola, la manifestazione “Le Biblioteche d’Ateneo si mostrano”, un percorso alla scoperta di edifici storicamente importanti e preziosi volumi.  Quest’anno, tra le biblioteche chiamate a declinare il tema-guida: “Il collezionismo librario: raccogliere è seminare”, vi è stata la Biblioteca “Walter Bigiavi” che, con la mostra: ”Walter Bigiavi: un professore e le sue biblioteche”, ha voluto non soltanto far conoscere  il suo pregevole fondo storico ma ricordare la  figura del suo eponimo.

Biblioteca Bigiavi,Arch. Zacchiroli esterno

Walter Bigiavi (1904-1968), uno dei maestri del diritto italiano del ‘900, è stato un costruttore di biblioteche, non solo per il segno lasciato sulle collezioni delle biblioteche – quella che porta il suo nome e quella dell’ex-Istituto Giuridico “Antonio Cicu”, oltre alla sua biblioteca personale – di cui ha ispirato le acquisizioni, ma anche perché è stato il “committente coraggioso” dell’edificio in cui ha sede la Biblioteca che ha diretto dal 1947 alla sua morte.Per mettere in luce questo aspetto, in occasione dell’inaugurazione della mostra mi è stato chiesto dagli organizzatori di effettuare una visita guidata della Biblioteca “Walter Bigiavi”.La preparazione della visita guidata mi ha dato l’opportunità di studiare in modo più approfondito la vita e le opere di Enzo Zacchiroli.

Bolognese, nato in via Fondazza, spinto proprio dal famoso vicino di casa, il pittore Giorgio Morandi, ad intraprendere gli studi di Architettura, nasce nel 1919 e opera a Bologna fino alla sua recente scomparsa all’età di 91 anni. Come ci narra Koenig, uno dei suoi più attenti biografi, compie gli studi con una certa lentezza dovuta a motivi vari: prima di tutto la sua meticolosità e precisione, il gusto del dettaglio e del particolare che si svilupperà anche nelle sue realizzazioni architettoniche; la partecipazione alla seconda guerra mondiale; le esperienze lavorative, durante gli anni di studio, presso gli atelier di famosi architetti come Legnani, Vaccaro e Pier Luigi Giordani. Si laurea così nel 1951; la sua prima opera realizzata  è la sede del “Johns Hopkins University Bologna Center”, ispirato all’ architettura di Aalto. Zacchiroli aveva studiato architettura a Firenze ma aveva fatto qualche esame tecnico a Bologna presso la Facoltà di Ingegneria; aveva avuto modo di conoscere le opere di Aalto, Scharoun e Wright attraverso le riviste di architettura che facevano parte del patrimonio della biblioteca dell’Istituto di Architettura (oggi Dipartimento di Architettura) della Facoltà di Ingegneria che nel dopoguerra era diretta dal grande architetto pistoiese Giovanni Michelucci. La “Johns Hopkins” lo rende famoso a Bologna e in Italia: da quel momento e per tanti anni lavorerà intensamente,  progettando edifici  degni di nota e generalmente apprezzati  dal pubblico. Ricordiamo per esempio la sede per l’Associazione degli industriali, la sistemazione esterna dell’abside di San Domenico la sede dei Telefoni di Stato in via Capo di Lucca, oggi sede del Dipartimento di Scienze Aziendali, la sede della Carisbo in via Murri, l’Ospedale Malpighi, l’ampliamento dell’Ospedale Maggiore e dello Stadio, il deposito ATC in via Carlo Marx, la chiesa alla Croce di Casalecchio dove si svolgeranno i suoi funerali, le due famose torri residenziali di via Zago e anche ville private nonché altri edifici in altre città come Siena. Lo studio Zacchiroli lavora ancora oggi diretto dai figli di Enzo.

Biblioteca Bigiavi,Arch. Zacchiroli sala studio

Per venire alla Biblioteca “Walter Bigiavi”: Paolo Fortunati, il Direttore dell’allora Istituto di Statistica, e Walter Bigiavi – dopo aver visitato nel 1962 la “Johns Hopkins” – commissionano a Zacchiroli i due edifici che fanno da ingresso alla città universitaria storica, costituendo quasi un unico edificio/portale che non cerca la mimesi con l’architettura antica e che trova nell’ architettura di Vignali di piazza Scaravilli (1950-1957) una possibilità di confronto  mediato e graduale con le antiche architetture di Palazzo Poggi e degli altri palazzi di via Zamboni. La progettazione della “Bigiavi” comincia quindi nel 1963, e durerà per circa dieci anni.  L’impostazione progettuale segue i criteri dell’epoca e realizza degli spazi e delle architetture molto differenti tra le parti accessibili al pubblico (spazi ampi e luminosi, grandi vetrate su zone verdi) e quelle destinate al deposito dei volumi (blocchi di cemento armato compatti  che si trovano lungo la via delle Belle Arti). Privilegiati gli spazi per la lettura, risultano insufficienti, col passare degli anni,  gli spazi per il personale. Il progetto ha una rigidità che non consente oggi interventi di adeguamento alle nuove concezioni sull’ allestimento di una biblioteca (per esempio l’accesso libero  allo scaffale aperto). Per recuperare nuovi spazi per il personale si  è prodotta qualche modifica di mediocre qualità negli spazi del progetto originale, in particolare l’emeroteca del pianterreno. Fra gli elementi del progetto che conservano grande interesse vanno indicati l’utilizzo di materiali naturali come il legno e il rame, l’inserimento di elementi verdi (fioriere e giardinetti),  l’utilizzo delle superfici di cemento faccia a vista, con le venature del legno delle cassaforme, che uniforma il cemento ai materiali naturali e lo rende avvicinabile alle architetture storiche senza contrasti stridenti.

Come ha scritto Giorgio Trebbi: “il pregio  degli interventi architettonici bolognesi di Enzo Zacchiroli sta anzitutto nella capacità di convivenza senza mimetismi. […]La qualità dell’architettura di Zacchiroli è frutto di tre componenti: la percezione del luogo; il governo delle proporzioni; l’impiego di pochi materiali appropriati con coerenza e saggezza”.

Biblioteca Bigiavi,Arch. Zacchiroli interno

La necessità di rinnovare alcune parti ammalorate (per es. le pavimentazioni in linoleum di alcune sale) ha  richiesto interventi di ammodernamentoda parte dell’Ufficio Tecnico dell’Università di Bologna, con sceltenon da tutti condivise: per es. i toni grigi sono stati sostituiti da un rosso molto acceso. Le lampade da tavolo disegnate dallo stesso Zacchiroli, sono state sostituite negli anni passati da elementi industriali a soffitto. Nella sala di lettura restano invece gli espositori per le riviste disegnati dall’ architetto. Sono stati restaurati molto bene, nella sala di lettura del 4º piano, i tavoli e il rivestimento ligneo dello shed  e dei pilastri.  L’atmosfera all’ interno è piacevole e la biblioteca è sempre molto frequentata da studenti e studiosi.

Bibliografia

Bruno Zevi, Committenti coraggiosi, l’Espresso, n. 39, 26 settembre 1976, pp. 67-68

Giovanni Klaus Koenig, Enzo Zacchiroli: il mestiere full-time, Bari, Dedalo, 1980 (pp. 64-74)

Giorgio Trebbi,  Enzo Zacchiroli, Parametro, n.221, 1997

R. Pedio, Rapporto dal laboratorio di Enzo Zacchiroli: Università di Bologna: 1. Biblioteca di Economia e Istituto di Statistica 2. Case nel parco Ghigi sulla collina bolognese, “L’Architettura cronache e storia”, n. 256, febbraio 1977, pp. 560-576

di Raffaella Inglese, Arch. Responsabile della Biblioteca G. Michelucci di Bologna

Foto Arch. Luca Ferrari

con la collaborazione della dott.ssa Leonarda Martino Direttore della Biblioteca W.Bigiavi.

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