La Tecnologia della Creatività


Edarchibo ha intervistato l’Architetto Cucinella per comprendere come tecnologia e creatività si coniughino nella progettazione ecosostenibile.

Edarchibo – A nostro avviso le Sue opere manifestano l’approccio olistico della progettazione integrata: nulla è lasciato al caso, il prodotto è curato in ogni singolo dettaglio con particolare attenzione all’ecosostenibilità. Cosa vuol dire progettazione integrata? Quali sono gli ostacoli più grossi che ha incontrato e di che tipo sono?

Arch. Cucinella – La progettazione integrata non si esprime attraverso processi lineari. Più in generale, la progettazione è il frutto di stratificazioni di esperienze coordinate da un approccio visionario d’insieme che rappresenta  la guida del pensiero e  si concretizza anche attraverso elementi di dettaglio di un edificio. In effetti, anche la più grande visione ha bisogno di essere tradotta in termini di qualità del dettaglio e della forma. Sono aspetti importanti. Perciò se il progetto iniziale, lo schizzo, il segno non viene tradotto in termini di concretezza, di dettaglio, di tecnologia si rischia di non riuscire ad esprimere fino in fondo l’idea di partenza, quindi si avvia un processo che rischia di fermarsi troppo presto. Questo rapporto tra tecnologia e visione ha bisogno di un legame forte e troppo spesso la tecnologia viene tradotta come uno strumento per costruire gli edifici, quando in realtà è molto più complessa. Se si pensa alla modalità con cui si realizza un dettaglio, si utilizza una pietra, si costruisce una facciata, si deve comprendere che tutto questo scaturisce dal processo circolare e iterativo della progettazione. Se ne conclude che l’espressione “progettazione integrata” rappresenta il processo che mette insieme tutti i tasselli di un progetto: dalla struttura al dettaglio più elementare, nulla nasce per caso tutto è scaturito da un processo investigativo che porta alla definizione del progetto. Il problema è che il processo progettuale non è così trasparente e immediato ovvero non si percepisce subito: è un po’ come viaggiare nella nebbia dove gli elementi emergono poco alla volta, con un certo livello di approssimazione. Credo che proprio quest’aspetto sia il  più interessante dell’approccio olistico: seguire la visione, scavare e fermarsi solo quando si ha la consapevolezza di essere riusciti ad esprimerla. Se ci si ferma prima, si rischia di cadere nella banalità. Insomma, è facile ideare nuove forme, più difficile è tradurle nella “forma dell’architettura” nei suoi dettagli, nella sua concretezza.

Polo universitario Aosta

 Edarchibo – Lei molte volte ha parlato di ecosostenibilità come opportunità creativa, ci potrebbe fare qualche esempio?

Arch. Cucinella – E’ un’opportunità creativa per la progettazione all’interno di un quadro  di stimoli e di priorità. Per meglio dire, nella progettazione di un edificio si cerca di rispondere sia a domande di natura funzionale, che a domande più articolate, pertanto è indispensabile redigere un’agenda delle priorità che guidi il progetto e la creatività. Se una volta alla base di quest’agenda vi era il tema del puro funzionalismo – che ha portato alla  banalizzazione dell’architettura perché a forza di semplificare non rimane più nulla – oggi il tema energetico è fondamentale perché strettamente connesso con l’impatto ambientale. Siamo entrati in una logica in cui gli edifici partecipano in maniera determinante alla qualità della vita. Al di là della loro funzione esclusivamente tecnica, contribuiscono in maniera positiva e negativa alla qualità dell’ambiente in cui noi viviamo. Assumere l’impatto ambientale come priorità vuol dire porre al primo posto il tema della sostenibilità, ciò non sminuisce l’importanza della funzionalità, pur conferendole diverso peso. E’ evidente che questo diverso approccio costituisce uno stimolo creativo. Faccio un esempio: se vuoi  costruire edifici in classe energetica A, devi realizzare il 70%  di superfici opache, ma questo  approccio non ti fa disegnare un edificio di cristallo a meno di non affrontare i costi spaventosi generati da tecniche molto spinte. Dunque l’apparente restrizione energetica è in realtà uno stimolo creativo, in quanto ti costringe a progettare senza fermarti agli aspetti di puro valore estetico. Più in generale, le nuove priorità non vanno viste come restrizioni, ma come opportunità creative perché avere una serie di limitazioni aiuta a rispondere meglio alla domanda. Se, al contrario, la domanda è vaga o mal posta rischia di eseguire un progetto non rispondente alle aspettative.

Edarchibo – In base alla sua testimonianza, per progettare in maniera ecosostenibile occorre rinunciare alle vecchie metodologie a basso impatto  ambientale e definirne nuove tramite un processo di ricerca che presti particolare attenzione al contesto. Quali difficoltà si incontrano  in considerazione dei più ristretti tempi di lavoro?

Arch. Cucinella – In realtà, i tempi di lavoro sono sempre gli stessi, cambia la modalità di dare risposta. Credo che il punto sia spostare l’attenzione sugli elementi prioritari e sul modo di affrontarli. Ciò può avvenire in modo diverso dal solito, investendo di più sulla  tecnologia della simulazione come elemento essenziale del metodo di lavoro. Mi riferisco, in particolare, alle tecnologie di simulazione energetica, illuminotecnica, e, più in generale, delle performance dell’edifico. Sono strumenti che permettono di velocizzare e migliorare la qualità della progettazione. In questo senso costruire in maniera sostenibile vuol dire guardare con attenzione alla tecnologia, non solo nell’edifico, ma a partire dalla progettazione. In ogni caso, non si può affrontare il tema del cambiamento climatico o i problemi legati al consumo energetico con vecchi strumenti. Occorre cambiare gli strumenti di progettazione e non è così semplice, perché occorre integrare le performance di composizione architettonica e di impatto ambientale cogliendo la grande opportunità di associare, anziché dissociare, i diversi elementi che compongono l’edificio.

CSET Ningbo

CSET Ningbo

 Edarchibo – Ci sembra di capire che la figura dell’Architetto  di oggi stia cambiando? Quali competenze e conoscenze deve avere?

Arch. Cucinella – Si sta da tempo delineando una  figura molto più complessa rispetto al passato. L’evoluzione della professione è verso un ruolo più importante  in quanto in grado di gestire processi creativi complessi che interessano  l’aspetto economico, quello funzionale e quello della comunicazione estetica dell’edificio. E’ evidente come questo processo di sintesi progettuale imponga una figura professionale molto più complessa: il lavoro di integrazione delle performance richiede competenze multidisciplinari  che possano consentire di presidiare il progetto e la costruzione dell’edifico, quale organismo che deve far fronte ad una moltitudine di esigenze articolate e complesse, quali appunto l’ecosotenibilità. Perciò non ha più senso pensare all’architetto come in passato: un professionista che fa pura composizione. Questa lettura è ormai superata: oggi l’architetto non parte dalla composizione e poi, a fine progetto, aggiunge l’impiantistica, ma fa, appunto, progettazione integrata. Al contrario, la pura composizione estetica continuerebbe a condurre alla nascita di edifici poco funzionali del tipo: mettere i frangisole a nord perché stanno bene a nord!

Edarchibo – Il panorama nazionale ed internazionale sta prestando una particolare attenzione al tema dell’ ecosostenibilità. Vorremmo sapere se secondo lei questo interesse è frutto di una moda o di una profonda e autentica presa di coscienza del problema?

Arch. Cucinella – Un po’ tutte e due, anche se parlare di aspetti ecologici come moda ha un grande limite  in quanto la moda è un fattore di natura ciclica e non costante, come invece sta accadendo in questi ultimi anni per la sostenibilità. Ormai problemi come il cambiamento climatico, l’accesso a risorse energetiche, la riduzione delle emissione di CO2 sono palesemente certificati da indicatori incontrovertibili. Il problema reale è che se ne parla molto ma in concreto si agisce poco, bisognerà vedere quanto, nei prossimi anni, si agirà concretamente o si continuerà a parlarne e basta. Perché è evidente che stiamo passando dalla cultura della rivoluzione industriale a quella di un’altra era che al momento si fa anche fatica a definire. Tutto questo ha bisogno di tempo, non si possono cambiare le cose in un giorno, ci vorranno almeno venti o, forse, trent’anni.

CSET, Ningbo

CSET, schema energetico

Edarchibo – Quali conoscenze di base deve possedere un  neolaureato per applicare la sua filosofia progettuale?

Arch. Cucinella –  I primi tasselli del mosaico di conoscenze del neolaureato si costruiscono durante il percorso universitario: mi riferisco alle conoscenze di natura tecnico-scientifica. Più in dettaglio  penso ad un bagaglio costituito dalle tecniche costruttive, disegno, strumenti informatici, strumenti di indagine della performance. E’ preferibile un bagaglio piccolo, ma completo: meglio sapere bene poco, che male tanto! Ovviamente, la creatività è altra cosa: o si ha o non si ha! E’ chiaro che si può alimentare, purché governata attraverso strumenti che le conferiscano concretezza . Le conoscenze di base vanno integrate con l’esperienza sul campo, ovvero presso gli studi professionali, così – attraverso il lavoro di bottega – maturano le competenze progettuali. Suggerisco al giovane neolaureato di individuare bene la propria “guida” in funzione della propria vocazione, non scendendo a compromessi né intraprendendo scorciatoie.

Intervista di Vittorio Cimino e Alberto Feraco

link: www.mcarchitects.it/

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