Barcellona Work in Progress


Etsuro Sotoo  curatore del cantiere Sagrada Familia spiega come  è riuscito a continuare il lavoro di Gaudì senza perdere l’essenza  formale e strutturale dell’opera.   

(Conferenza tenuta presso il Collegio Camplus Milano)

lo scultore Etsuro Sotoo presenta  il suo ultimo progetto per La Sagrada

Etsuro Sotoo nasce a Fukuoka (Giappone) nel 1953. Si laurea nel 1977 presso l’Università di Belle Arti di Kyoto, dopo aver iniziato la carriera universitaria come Professore d’Arte, si trasferisce in Europa dove nel 1978 inizia a lavorare a Barcellona come scultore nel Tempio della Sagrada Familia, qui realizza centinaia di sculture. Nel 2000 porta a compimento la Facciata della Natività iniziata da Gaudì più di cento anni prima. Sempre a Barcellona, diventa professore della Escola Tallers del Tempio della Sagrada Familia. Nel 1991 collabora per il restauro del Museo Domènech i Muntaner di Canet de Mar e nel 2004 realizza il monumento di Louis Vuitton a Barberà del Vallès. Autore di diverse pubblicazioni, nel 2002 gli viene conferito il premio Arts Spirits di Lladrò e nel 2003 il Premio della Cultura di Fukuoka .

“Non sono venuto in Europa pensando di  andare a scolpire la Sagrada Familia,  né di approfondire la mia conoscenza su Gaudì, sono venuto a cercare le pietre da scolpire, perché affrontando la pietra che non si piega al mio volere ho trovato me stesso” parole che risultano essere strane se pronunciate da chi per oltre trent’anni si è occupato di scolpire la Sagrada. Tutto risulta essere più chiaro quando l’ artista inizia a spiegare il proprio lavoro, dove il confronto continuo con la pietra permette di esplorare limiti e potenzialità della materia, di comprendere l’essenza della natura ed il suo vero valore. Ed è proprio in questo processo di indagine continua della forma e della struttura che si ritrova la figura di Gaudì come spiega Sotoo: “Nelle opere di Gaudì la struttura non è mai fine a se stessa, ma diventa tale quando interviene l’ornamento. Strutture  che risultano essere deboli all’esterno sono rafforzate con l’ornamento, così da realizzare, con una quantità ridotta di materiale, opere di grande profondità. Grazie alla conoscenza di Gaudì e  del suo iter progettuale ho scoperto il legame che c’è tra struttura, funzione e simbolo .Tre aspetti che è riuscito a risolvere con una sola risposta. Ed è questa la ragione  per cui io penso che Gaudì sia arrivato nel ventunesimo secolo molto prima di noi.”

Successivamente lo scultore inizia a spiegare le proprie opere: ”Per tutto il perimetro della facciata esterna della chiesa ho realizzato il complesso scultoreo rappresentante fiori e frutti  circondati da foglie. Ogni scultura ha un proprio valore  simbolica, non si può incidere la pietra, se non c’è un significato dietro.”

Poi, passa a descrivere le decisioni simboliche e formali assunte: “Gaudì voleva mettere, a tutti i costi, questi frutti sparsi per rappresentare, tramite elementi naturali, l’anima degli uomini. La frutta, però, non matura se non ci sono le foglie, elemento che per Gaudì  rappresenta la parola. Come è noto, Gaudì si ispirava frequentemente alla Bibbia che, pur conferendo grande importanza alle parole, non le mette in relazione con le foglie. Non sapevo come spiegami ciò, alla fine ci sono arrivato grazie al fatto di essere giapponese. In Giappone  per esprimere il concetto di parola usiamo il termine kotoba che significa ‘foglia che viene detta’. Dunque le foglie che racchiudono i  frutti sono le parole di Dio e le nostre anime sono i frutti che maturano nel tempo. I frutti della primavera  sono nella parte orientale dove sorge il sole. Sulla parte occidentale ci sono i frutti autunnali, colorati  e maturi, con le foglie che cadono. Questo perché l’uomo durante la sua vita ascolta molte parole e legge molti libri, quindi coltiva i frutti per farli maturare. Quando poi l’animo è completamente realizzato, come un frutto maturo, non c’è più bisogno di parole e di foglie.”

Infine Sotoo, continuando a descrivere le proprie opere, rivela come riesce ad armonizzare il proprio lavoro con quello di Gaudì: “Stavo lavorando alla realizzazione di una colonna dalle forme plastiche, quando ho trovato dei bozzetti di Gaudì , dove era chiaro che, se si fosse sbagliata l’angolazione di torsione di un solo grado, non si sarebbe realizzato la stessa cosa. Allora mi sono chiesto:  se cambia la persona che realizza il progetto, si ottiene un risulto completamente diverso? In realtà il talento di Gaudì non è stato quello di elaborare forme inusuali, ma di realizzare progetti che potessero essere perpetuati in futuro anche in assenza di uno schemi scritti. Forme che sembrano essere ardite, sono realizzabili con il semplice uso di un compasso. Da ciò ho capito che per realizzare l’architettura di Gaudì si deve guardare con gli occhi di Gaudì, ovvero mettersi  nei suoi panni. Solo così che è possibile partorire nuove opere creative, seguendo il suo insegnamento.”

                                                                                                                                                             

                    (Si ringrazia per la collaborazione la struttura Camplus)

note di Vittorio Cimino

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...