Giovanni Michelucci Professore di Ingegneria


Il contributo dell’Architetto fiorentino all’Alma Mater Studiorum.

 

Michelucci realizza a Bologna la sua grande aspirazione di venire a contatto con la scuola d’Ingegneria, profondamente diversa da quella di Architettura fiorentina dove insegnava. In questo modo riuscì a fare tesoro delle possibilità che si possono ricevere da questi due tipi di insegnamento: il ruolo che può avere la struttura nella concezione di spazio architettonico che non sia ordinato su schemi rigidi e precostruiti, intuendo che il contatto con l’ingegneria potrebbe fornirgli la possibilità di tentare un altro approccio alle vie dell’architettura.L’evoluzione formale di alcuni elementi

Achivio silab

Schizzo per la chiesa dell’autostrada del sole

architettonici e strutturali caratteristici delle opere di Michelucci può essere letta attraverso l’esperienza tecnica acquisita dall’ingegneria e analizzata attraverso le relazioni architettura/struttura e simbolo/geometria, che nei progetti bolognesi si manifesta nella rilettura di elementi storici della città, come nel portico dei Nuovi Istituti di Matematica e Geometria.Gli aspetti importanti dei progetti di Michelucci, sono il rapporto con il “luogo” ovvero il contesto storico e la città.L’Università degli studi è l’unico committente per le realizzazioni di Michelucci a Bologna, città che però non riesce a dargli la possibilità di misurarsi in altri interventi architettonici. È difficile infatti riuscire a distinguere le motivazioni per le quali l’intervento di Giovanni Michelucci sia poco consistente: già i rapporti con gli Enti Istituzionali erano difficili, e probabilmente i vari progetti seguiti in altre città distraggono lo stesso architetto da un impegno professionale più consistente a Bologna.L’aspetto significativo e personale dell’esperienza bolognese rimane nell’avere avuto proprio la possibilità di approfondire la conoscenza del mondo ingegneristico, di rapportarsi con materie e tecnici capaci di concretizzare il suo pensiero progettuale. Ma questa esperienza può essere riletta sotto aspetti professionali, umani e didattici (come il confronto con la città, con l’ambiente architettonico, urbanistico e culturale di Bologna durante il periodo del secondo dopoguerra) e ciò costituisce forse il punto di partenza per inquadrare i temi di questa stessa vicenda. La città di Bologna che accoglie Michelucci dal 1948 al 1959 sta affrontando infatti il periodo della ricostruzione sia sotto  l’aspetto urbanistico e architettonico sia, sotto l’aspetto culturale e sociale.

Locandina biblioteca Michelucci Bologna

Siamo nel periodo della nascita di Piani regolatori d’emergenza e proprio Giovanni Michelucci, insieme a Leonardo Benevolo e altri importanti architetti, saranno i padri indiscussi di una generazione di tecnici protagonisti in gran parte delle vicende architettoniche bolognesi del secondo dopoguerra.Dal 1937, Michelucci si pone coscientemente il problema dell’urbanistica come una nuova dimensione dell’architettura e con la fondazione dei Panorami della Nuova città si chiariscono gli obiettivi della ricerca che intende affrontare, cioè il perché del “fare architettonico”.Alla fine degli anni ’50, quasi al termine dell’esperienza bolognese, la ricerca di Michelucci rivela un’idea di spazio architettonico indipendente da ogni imposizione strutturale: “Lo spazio percorribile”, definizione che si propone di riassumere i concetti presenti nella ricerca progettuale di Michelucci in questo periodo raccoglie in sé alcuni punti che saranno fondamentali per le opere successive e che riunisce in un unicuum l’interesse per l’architettura e l’urbanistica.


di  Alberto Feraco

Bibliografia:

Raffaella Inglese e Ferrari Luca, Giovanni Michelucci: i Nuovi Istituti di Matematica e Geometria, AlmaDL saggi, Bologna 2010.

Sitografia

http://dspace.uniroma2.it/dspace/bitstream/2108/386/1/versione+finale2superrid.pdf

http://silab2.ing.unibo.it/ric_40

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