Alma Mater in NY


UNIVERSITA’ DI BOLOGNA – COLUMBIA UNIVERSITY: DUE CULTURE A CONFRONTO

EdArchiBo vola a New York per intervistare l’Ing. Cipolletti e l’Ing. Braganti della Civil Engineering di Bologna, corso di studi che ha dato  la possibilità di completare la loro formazione presso la Columbia University di New York.

EdArchiBo_ Ci farebbe  piacere capire come è impostata l’organizzazione della Columbia University di NY?

B_ L’organizzazione del corso di ingegneria alla Columbia University si differenzia significativamente da quella bolognese, a partire dalla programmazione didattica. Qui, fin dal primo anno, lezioni ed esami si svolgono nel periodo settembre – maggio, per lasciare agli studenti la possibilità di frequentare studi di ingegneria, attraverso la modalità del tirocinio. In questo modo gli allievi sono stimolati ad entrare in contatto con il mondo del lavoro per apprendere e comprendere sul campo cosa vuol dire progettare ed orientarsi per il futuro. Ulteriore diversità consiste nella maggior possibilità di scegliere i propri esami. Non vengono fissati sei appelli, come in Italia,  ma uno solo suddiviso in tanti parziali: per superare l’esame devi sostenerli tutti con successo: non è difficile proprio perché la materia è diluita in tanti steps; può capitare, però, di dover sostenere quattro parziali di diversi esami in una stessa settimana. In ogni caso, è  davvero difficile non passare un appello: l’esame verte sui soli argomenti illustrati durante le lezioni. Non c’è l’abitudine di assegnare esercizi diversi da quelli già affrontati a lezione. Da ultimo c’è da registrare la grande disponibilità da parte dei docenti a fornire spiegazioni integrative in merito a temi non perfettamente compresi dagli studenti.

EdArchiBo_ In Italia si parla del sistema universitario americano  come sistema impostato sulla pratica e poco sulla teoria è vero?

C_ Di solito si dice che in Italia c’è tanta teoria ed in America tanta pratica, in realtà non è proprio così. Dipende molto dagli esami che scegli. Io per esempio ho scelto “teoria delle vibrazioni”,  esame  strutturato integralmente in termini teorici, ovvero in maniera non dissimile dagli esami cosiddetti  teorici  sostenuti a Bologna. C’è da dire che quelli di progettazione sono impostati in un modo completamente diverso. Per esempio, nel “progetto di ponte” che ho realizzato siamo partiti dall’analisi del contesto e delle condizioni al contorno del ponte, piuttosto che dalla applicazione di metodologie e tecniche costruttive a priori. Abbiamo cercato di individuare le tipologie di connessione, sospese o non,  alle quali potevamo ricorrere ed i problemi che ogni tipologia generava all’ interno del  sito di costruzione e poi siamo partiti con la stesura del progetto.

B_ In effetti alla Columbia gli esami di progettazione sono stati impostati in maniera molto più pratica. Quando  ho studiato per sostenere l’esame di progettazione di grattacieli, il mio gruppo ha impiegato un mese a capire la parte concettuale, ossia vantaggi e svantaggi di un sistema costruttivo. E’ stato interessante constatare  che in sede di esame ogni gruppo, partendo da valutazioni diverse,  aveva sviluppato un progetto differente in termini di soluzione costruttiva, pur partendo tutti dallo stesso lotto e dalla stessa metratura edificabile.


Thornton Tomasetti(progettazione strutturale), New York Times Building, NYC

C_ Ho collaborato  al progetto di verifica strutturale di un nuovo materiale, un  polimero rinforzato in fibre di vetro, che doveva essere utilizzato per costruire nuovi tombini. Ho dovuto testare le proprietà di questo materiale dalla A alla Z. Sostanzialmente il lavoro non è stato dissimile da quello che si svolge nei laboratori di ricerca. Per  l’esattezza dovevo analizzare il comportamento a cicli di gelo e disgelo di questo nuovo materiale usato nei tombini. L’aspetto stimolante è consistito nel livello di rapporto collaborativo all’interno del laboratorio: ho riscontrato grande disponibilità e fiducia anche tra neolaureati. Ho vissuto un rapporto orizzontale con tutti i ricercatori del laboratorio anziani e non. Tutti in fase di ricerca venivano ascoltati: neolaureati, professori ordinari, ricercatori, tutti potevano esprimere la loro opinione e non  c’era nessuna gerarchia nella selezione delle opinioni da ascoltare. Ho trovato un ambiente in cui ci si ascolta l’un l’altro indipendentemente dalla posizione ricoperta.

EdArchBo_ Quale diverso contributo alla tua preparazione dalla formazione universitaria della Columbia e da quella di Bologna?

B_ Aver realizzato la prima parte del percorso formativo a Bologna è stato fondamentale per acquisire una solida base di teoria da spendere in sede applicativa pratico. Lo studio della teoria, sia degli enunciati che delle dimostrazioni, aiuta a ragionare, a comprendere il metodo, il processo, la metodologia di controllo. La Columbia ci ha permesso, invece, di acquisire un approccio più pratico e più legato alle problematiche operative del mondo del lavoro. Insomma, ritengo che la combinazione delle due culture universitarie riesca a dare il meglio, non consiglierei per esempio di  svolgere l’intero percorso universitario in  America. Il ricorso alla sola pratica non aiuta a capire il senso profondo delle cose, quanto la troppa teoria ti porta al distacco da queste.

EdArchBo_ Come viene trattato un neolaureato in un grande studio come quello di Thorton Tomasetti ?

C_ Sono stato assunto solo da pochi mesi, ma l’atmosfera che si respira è molto familiare: non ho percepito una struttura gerarchica inamovibile. Questo l’ho capito partecipando ai vari briefings dove io, neolaureato, appena entrato nel mondo del lavoro, vengo ascoltato alla pari di ingegneri che lavorano qui da anni. Posso esprimere tranquillamente la mia opinione, senza dover sottostare a particolari logiche  piramidali. Non c’è posto per l’idea preconcetta che il neolaureato deve ubbidire e basta: c’è una visione orizzontale del lavoro di forte collaborazione e partecipazione, dove il confronto sta alla base di tutto.

C_ Ing. Marco Cipolletti laureato presso la Facoltà di Ingegneria Civile di Bologna con Master in Ingegneria Civile alla Columbia University di NY, lavora presso lo studio Thorton Tomasetti NY

http://www.thorntontomasetti.com/

B_Ing. Stefano Braganti laureato presso la Facoltà di Ingegneria Civile di Bologna con Master in Ingegneria Civile alla Columbia University di NY, lavora presso GRANT Engineering NY

http://www.grantpllc.com/

Intervista di Vittorio Cimino

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